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Senigallia

Alluvione, concluse le indagini preliminari

I reati contestati vanno da omicidio colposo plurimo a disastro colposo, ma anche abuso e rifiuto di atti d'ufficio, pericolo di disastro. Sono 30 mila le pagine esaminate dal gruppo carabinieri forestali Ancona. Sono 118 i testimoni ascoltati

SENIGALLIA – Una settimana fa la notizia della proroga delle indagini fissata per il 28 febbraio 2018. Tra gli undici indagati anche il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi. I carabinieri forestali del Gruppo di Ancona e della Stazione di Senigallia stanno effettuando in queste ore, su delega della Procura della Repubblica di Ancona, le notifiche degli avvisi di conclusione delle indagini ad 11 persone ritenute responsabili di gravi condotte collegate ai disastri che hanno colpito la città di Senigallia il 3 maggio del 2014, in occasione del noto evento alluvionale che causò il decesso di tre persone e danni alla cittadinanza per oltre 100 milioni dì euro. Le indagini durate oltre un anno, dirette a decorrere dall’anno 2015 da un pool di magistrati composto dai Sostituti Procuratori Irene Bilotta, Rosario Lionello e Ruggiero Di Cuonzo, sono state svolte dai Carabinieri forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Ancona e dalla Stazione Carabinieri forestale di Senigallia.

Gli inquirenti, al fine di ricostruire dettagliatamente gli accadimenti ed il funzionamento del sistema di Protezione civile, che coinvolge vari soggetti ed enti, hanno esaminato oltre 30mila pagine, escusso 118 testimoni, analizzato tabulati telefonici e visionato ore di immagini registrate dagli elicotteri delle forze dell’ordine e dalle telecamere di sorveglianza nel corso dell’emergenza alluvionale. Gli aspetti tecnici sono stati valutati da un Consulente tecnico, nominato dal Pool, esperto di costruzioni idrauliche, sistemazioni di bacini idrografici e sistemi previsionali di protezione civile. Le complesse indagini non hanno riguardato solamente le azioni poste in essere nel corso dell’emergenza di protezione civile, ma sono stati esaminati attentamente anche i profili relativi allo stato delle opere fluviali, alla programmazione, progettazione ed esecuzione dei lavori sugli argini e presso il Porto di Senigallia, la mancata realizzazione delle casse di espansione e le istruttorie di approvazione del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) per il bacino del Misa.

Sul fronte della protezione civile sono stati ipotizzati i reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rifiuto di atti d’ufficio. In particolare, secondo gli inquirenti, il Piano di protezione civile del Comune di Senigallia risultava inapplicabile a causa di gravi carenze, ma anche la struttura di protezione civile comunale, nel corso dell’emergenza, risultava essere intervenuta con gravi ritardi causati anche dalla scarsa organizzazione dei servizi e dall’assenza di un adeguato coordinamento. È emersa anche la totale inadeguatezza delle prescritte attività  di vigilanza idraulica e servizio di piena in prossimità  degli argini del Misa, ai sensi del Regio Decreto 2669 del 1937 e del più recente Piano Provinciale di emergenza per il servizio di piena, poichè non era stato predisposto alcun rafforzamento dei servizi, e gli interventi erano stati adottati con grave ritardo, nonostante il Centro funzionale della regione Marche avesse emanato con congruo anticipo gli avvisi di condizioni meteo avverse e criticità  idrogeologica. Per quanto concerne lo stato delle arginature del fiume Misa, e la relativa programmazione progettazione ed esecuzione dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria degli argini, gli inquirenti hanno esaminato il Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall’Autorità di Bacino Regionale unitamente a decine di elaborati progettuali realizzati dalla Provincia di Ancona dal 2002 all’epoca dell’alluvione, raccogliendo anche immagini storiche per documentare l’evoluzione dei corpi arginali nel corso del tempo. L’esito degli accertamenti ha evidenziato il grave stato di abbandono delle arginature, invase da vegetazione intricata e perforate da numerose tane di animali selvatici, situazione che ha determinato il cedimento dei corpi arginali e l’esondazione del Misa. Lo stato di abbandono delle arginature è stato attribuito dagli inquirenti alle carenti attività di programmazione da parte della Regione Marche, ma anche alla progettazione ed esecuzione dei lavori, ritenuti tecnicamente inadeguati e non rispondenti alle priorità indicate nel Piano di Assetto Idrogeologico.

Le aree a rischio idrogeologico
È stata esaminata inoltre la documentazione istruttoria che ha condotto alla perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico del bacino del Misa, approvate con il PAI, ed il relativo processo di deperimetrazione avviato su richiesta del Comune di Senigallia. Con la deperimetrazione ottenuta dal Comune di Senigallia, sono risultate escluse dalle aree a rischio idrogeologico, e quindi anche dalle misure prescritte per l’allentamento ed il soccorso della popolazione, vaste superfici che in passato erano state interessate da esondazioni, come Borgo Molino e Borgo Bicchia, colpite dall’alluvione del 1976, quest’ultima peraltro teatro del decesso di una giovane donna travolta dall’ondata di piena. Risulta stralciata su richiesta del Comune di Senigallia anche parte del centro storico interessato dall’evento alluvionale del 2014. L’esposizione a rischio delle aree deperimetrate era ulteriormente aggravata dalla mancata realizzazione delle casse di espansione, ritenute opere strategiche indispensabili per proteggere l’abitato di Senigallia dal rischio esondazioni, finanziate sin dagli anni ’90 con fondi statali, ma mai realizzate, anche per i notevoli ritardi verificatisi nell’adozione dei provvedimenti necessari.

PercorriMisa
Inoltre sono stati esaminati gli elaborati progettuali e l’istruttoria di finanziamento con fondi europei della pista denominata “PercorriMisa”, inizialmente progettata come pista ciclabile per sole finalità turistiche, ma successivamente definita “percorso di controllo e dì guardia idraulica”, per accedere ai finanziamenti europei. Tuttavia, secondo gli inquirenti quei finanziamenti pari a circa 500mila euro dovevano essere spesi per opere prioritarie per la difesa idrogeologica, idonee ad evitare la rottura degli argini e l’esondazione del fiume Misa. Infine gli inquirenti hanno valutato i lavori di trasformazione della nuova darsena portuale di Senigallia, realizzati nel 2008 dal Comune di Senigallia, riscontrando un sostanziale aggravio del rischio alluvionale per la riduzione del deflusso delle acque fluviali verso il mare. La Procura ritiene che le condotte sopra enunciate abbiano avuto una determinante rilevanza causale in relazione al decesso di tre persone e degli oltre 100 milioni di euro di danni subiti dalla popolazione di Senigallia.