Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

Accoglienza e assistenza agli sfollati: come si sono riorganizzati i servizi sociali durante l’alluvione

L'ondata di maltempo ha creato vittime e danni in tutta la vallata del Misa e Nevola ma anche costretto a riorganizzare i servizi sociali durante l'alluvione per dare accoglienza e assistenza agli sfollati

L'accoglienza degli sfollati al centro messo a disposizione dalla Diocesi e Caritas a Senigallia
L'accoglienza degli sfollati al centro messo a disposizione dalla Diocesi e Caritas a Senigallia

SENIGALLIA – L’alluvione che ha devastato varie zone della città, oltre a numerosi comuni dell’entroterra, ha reso necessario il dispiegamento di forze anche per fronteggiare l’emergenza sociale. Un immediato supporto alla popolazione alluvionata, coordinato fin dalla nottata tra il 15 e il 16 settembre scorsi all’interno del centro operativo comunale dal responsabile dei servizi sociali dell’Unione dei comuni “Le Terre della Marca Senone”, Maurizio Mandolini.

In campo sono scesi tutti i referenti della “funzione 10” del Coc, quella deputata a seguire proprio gli aspetti sociali nell’ambito di un evento climatico di tale portata, per potere far fronte alle esigenze della comunità colpita dall’alluvione. Durante le prime ore è stato immediatamente allestito il centro di prima accoglienza al seminario vescovile messo a disposizione dalla Diocesi di Senigallia. La gestione è andata alla fondazione Caritas di Senigallia in collaborazione con il comitato locale della Croce Rossa Italiana, ma ha visto al suo interno la presenza per tutte le 24 ore di una assistente sociale per la valutazione dei casi e per l’attività di coordinamento degli interventi.

All’interno del centro di accoglienza sono state portate poi tutte le persone sfollate, colpite dall’alluvione che ha reso inagibili case e abitazioni o che ha arrecato danni alle infrastrutture, comprese le condotte e forniture di acqua domestica e gas. Una sistemazione per oltre 90 persone solo nel primo giorno di crisi, poi salito a circa 150 unità. Tra queste tante persone non deambulanti o non autosufficienti, evacuate dalle abitazioni e dai piani bassi delle strutture grazie ai vicini in un primissimo momento, poi ai volontari locali e infine grazie alle squadre organizzate dei vigili del fuoco e dei sommozzatori dei vari corpi giunti da mezza Italia a Senigallia. L’emergenza ha portato con sé anche la chiusura dei servizi sociali su tutto il territorio dei Comuni dell’Ambito Territoriale Sociale n. 8, mentre iniziavano i primi contatti con le strutture alberghiere e assistenziali del territorio per la seconda fase dell’accoglienza.

L'accoglienza degli sfollati al centro messo a disposizione dalla Diocesi e Caritas a Senigallia
L’accoglienza degli sfollati al centro messo a disposizione dalla Diocesi e Caritas a Senigallia

Già dal giorno successivo, spiega ancora Mandolini, molte persone – soprattutto famiglie – sono state ospitate all’hotel Atlantic di Senigallia per una accoglienza di tipo alberghiero, mentre gli anziani con fragilità o necessità di assistenza sanitaria sono stati portati presso la fondazione Città di Senigallia che gestisce una casa di cura. Ma l’impegno non è terminato perché le emergenze si facevano più chiare ed evidenti man mano che passava il tempo: grazie all’attivazione e gestione di 6 linee telefoniche di emergenza h24 è stato possibile ricevere richieste di intervento e segnalazioni di emergenze e consegna pasti. Solo nelle prime due giornate si sono ricevute oltre 1150 chiamate, il che ha portato a un intenso lavoro di coordinamento di volontari, ma anche di professionisti con mezzi specifici. Anche l’arrivo delle forze operative dei vari enti e associazioni e delle colonne della protezione civile dalle altre regioni d’Italia ha costretto ovviamente a coordinare anche la loro accoglienza.

Le attività si sono in seguito concentrate in una serie di operazioni: dal continuo coordinamento con le strutture sanitarie per fornire assistenza in caso di necessità alla gestione delle segnalazioni sull’ospitalità di sfollati, con valutazione  sanitaria e dell’assistente sociale per conseguente attivazione dell’adeguata filiera di ospitalità presso le strutture individuate per la seconda accoglienza; dal monitoraggio telefonico e fisico delle segnalazioni ricevute con sopralluoghi giornalieri nelle strutture ricettive degli sfollati, fino al reperimento di ulteriori posti di seconda accoglienza di tipo esclusivamente alberghiero e socio-sanitario nelle strutture dell’Ats 8 e in strutture sanitarie per casi complessi (RSA). 

A fianco a tutto ciò sono stati coordinati e monitorati gli interventi sulle persone in carico ai servizi sociali, sia residenti nelle zone colpite dall’alluvione che nelle limitrofe, per verificare se vi fossero difficoltà anche solo legate alla ridotta viabilità dell’area; e ancora, la produzione e consegna dei pasti a sfollati e volontari, le attività di sgombero e pulizia, il coordinamento dei tavoli di lavoro per gestire le forze in campo, oltre alla continuativa presenza di un’assistente sociale e alla reperibilità H24 di referenti dell’area servizi sociali. Un impegno che la popolazione ha apprezzato, e che, purtroppo, dato il perdurare delle condizioni di crisi, continuerà ancora per settimane.