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Senigallia

42 anni fa l’alluvione di Senigallia: «Da allora degrado e abbandono»

«Una comunità senza memoria è destinata ad annegare ogni volta che piove» protesta un cittadino senigalliese alluvionato cinque volte

L'alluvione a Senigallia nel 1976
L'alluvione a Senigallia nel 1976

SENIGALLIA – 42 anni fa si verificò un’importante alluvione, una delle più gravi che la spiaggia di velluto ricordi. Il 17 agosto 1976 il fiume Misa iniziò a esondare allagando Borgo Bicchia, Borgo Molino, via Giordano Bruno, viale IV Novembre, buona parte del centro storico (celebre la foto dei Portici Ercolani invasi dall’acqua) e del quartiere Portone fino al fosso Sant’Angelo.

Le stesse dinamiche dell’alluvione del 3 maggio 2014, ma con alcune differenze: il quantitativo di acqua era minore e molte zone non erano ancora così edificate. Oggi di quegli eventi non c’è un gran ricordo, nonostante vi fosse stata anche in quell’anno una vittima. Gabriella Massacci il 19 agosto 1976, due giorni dopo l’alluvione, annegò nel fango proprio nelle vicinanze della chiesa di Borgo Bicchia.

La memoria di una comunità è tutto, dichiara Stefano Mencarelli, uno dei residenti della zona Molino-Marazzana, più volte alle prese con acqua e fango e soprattutto con la paura. Ogni volta. «42 anni di degrado ed abbandono. Un fiume sicuro non esiste ma si può mitigare il rischio esondazione con opportuni interventi mirati a mantenere pulito l’alveo e creare strutture per contenere o far defluire le acque».

Da quell’anno sono state cinque i gravi episodi di alluvione che hanno causato danni (e in due casi anche vittime) a Senigallia: 1976, 1991, 1994, 2011 e 2014. Da allora si sono moltiplicate le promesse sugli interventi da fare o i tavoli interistituzionali sui lavori da progettare. Oltre alla memoria, spesso manca la consapevolezza che l’unico a mantenere le promesse è proprio il fiume Misa che periodicamente si riappropria dei suoi spazi, con la complicità di una mancata manutenzione a cui si ricorre solo dopo che il danno è fatto o che si è rischiato un nuovo disastro.