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Pesaro

Vallefoglia, aggressione nella comunità per minorenni. Centrodestra: «Problema sociale da risolvere»

La consigliera Carla Nicolini chiede interventi all'amministrazione. «Due casi in poco tempo, sono comunità isolate e ci sono contatti con l'esterno poco trasparenti»

VALLEFOGLIA – Aggressione in comunità per minorenni, il centrodestra di Vallefoglia chiede soluzioni.

Il fatto ha visto una banda di 7 albanesi entrare in una comunità per minorenni in via del Piano a Talacchio per una spedizione punitiva contro un 16enne. L’aggressione ha coinvolto 15 persone col 16enne che è stato raggiunto da una coltellata, ma per fortuna non ha riportato gravi ferite. Anche tre aggressori sono finiti in ospedale. È spuntata fuori anche una pistola giocattolo, ma molto simile a una vera, dunque in grado di intimidire non poco. Sul caso indagano i carabinieri.

La consigliera Carla Nicolini Capogruppo del centrodestra per Vallefoglia commenta il fatto di cronaca. «Apprendiamo di questo caso, avvenuto nella nostra ormai non più tranquilla Vallefoglia, fatto successo in un centro protetto per minori. L’amministrazione deve intervenire in qualche modo. Non si può più fare finta di niente. In quella struttura ci sono persone (minori) che hanno evidentemente contatti con l’esterno di natura tutt’altro che trasparente. Dopo il primo episodio verificatosi poco tempo fa nella struttura, con il ferimento di uno dei ragazzi per una lite interna, si doveva porre da parte della associazione che gestisce il centro e dell’amministrazione, maggior attenzione. Si coglie l’occasione per ribadire che a poca distanza, esiste un altro centro di accoglienza con ragazzi che transitano in bicicletta nottetempo, senza luci né catarifrangenti o pettorine ad alta visibilità, con il rischio di provocare incidenti, fatto segnalato più volte ma senza mai aver avuto un riscontro evidente».

Nicolini va avanti: «Centrodestra per Vallefoglia ha sempre avuto a cuore queste tematiche, evidenziando come il problema sociale stia ormai dilagando e non riscontrando una sincera intenzione per risolverlo. Non è ammissibile che due comunità come quelle citate, abbiano la sede in strutture isolate, dove i servizi essenziali sono carenti, se non proprio assenti, dove l’isolamento non è sicuramente la scelta corretta per la giusta integrazione e dove si evince che la custodia e la cura di essi, non sia poi così tanto accurata».