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Pesaro

Urbino, locali chiusi a mezzanotte. Confesercenti: «Penalizzante, serve concertazione»

Dopo episodi di vandalismo è arrivata l'ordinanza del sindaco. Borgiani: «Controlli sì, ma non azzerare le attività»

Urbino
Urbino

URBINO – Locali pubblici chiusi a mezzanotte, l’ira di Confesercenti.

Il responsabile di Urbino Roberto Borgiani sbotta: «Apprendiamo con stupore la decisione del sindaco di Urbino Maurizio Gambini di chiudere a mezzanotte i pubblici esercizi in città a causa di episodi di ubriachezza, risse e vandalismi.
È un po’ come se di fronte a un aumento dell’alcolismo, la soluzione proposta fosse quella di distruggere i campi di vite. Assurdo? In fondo, ci si sta muovendo nella stessa logica.
Il sindaco, peraltro ha deciso un intervento così penalizzante per gli operatori senza alcuna concertazione e senza nemmeno consultarci, forse pensando che la condivisione dei problemi e il ruolo delle associazioni di categoria siano entrambe cose di poco conto».

Borgiani vuole sottolineare alcuni aspetti: «Vanno benissimo i controlli e se ci sono situazioni a rischio, se c’è il mancato rispetto delle regole, siamo stati sempre noi per primi a chiedere multe e sanzioni, perché chi fa male il proprio lavoro, impedisce di lavorare bene anche agli altri. Ma penalizzare tutti per punire chi viola le regole, ci sembra non soltanto sbagliato, ma anche controproducente: non si può con un colpo di spugna impedire a una categoria intera di lavorare, così come non si può ignorare che Urbino è una città universitaria che vive anche di eventi, di iniziative e di socialità. Sappiamo inoltre che gli esercenti che hanno partecipato alla riunione con il sindaco sull’iniziativa “Baratona”, nata per altro dall’idea di alcuni studenti, di fronte alle rimostranze di Gambini sui possibili rischi in termini di sicurezza e di ordine pubblico hanno subito manifestato la volontà di rinunciare all’iniziativa stessa, cosa che però non ha scongiurato la chiusura anticipata dei locali.
Chiediamo al sindaco Gambini un incontro urgente per confrontarci sulla questione. Vogliamo mettere sul tavolo le difficoltà di una categoria e far capire che i problemi si possono risolvere insieme e non con il muro contro muro. Mantenere un atteggiamento imperioso, non dialogante e falsamente risolutivo, non porta benefici a nessuno: non a chi lavora, non all’economia, non alla città, che cresce nella condivisione e nel confronto, non certo attraverso inutili prove di forza».