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Pesaro

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Unione diocesi di Urbino a quella di Pesaro, il Vescovo: «Interventi stonati, parlano della chiesa con categorie mondane»

L'arcivescovo Salvucci: «Sono convinto che ci attende una stagione nuova ed entusiasmante, tutta da scoprire»

Il nuovo Arcivescovo Salvucci

PESARO – Accorpamento della diocesi di Urbino con quella di Pesaro, parla il vescovo Sandro Salvucci. E allude a «interventi stonati».

«Ho pensato a quanto si sta agitando in queste settimane nel pesarese-urbinate dopo l’annuncio dell’unione dell’Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado a quella di Pesaro “nella persona del vescovo”.
(Il fatto che il vescovo coinvolto sia poi il sottoscritto è un caso: fino a nove mesi fa ero felicemente parroco di tre parrocchie – “triparroco” mi definivano scherzosamente – e di certo non immaginavo neanche lontanamente di trovarmi in mezzo a questa avventura!).

Fino ad oggi sono intervenute tante voci “fuori dal coro”, in gran parte ospitate dalle cronache locali, molte di esse – lasciatemelo dire – decisamente “stonate”, alcune perfino strampalate. Abbiamo letto interventi di politici di ogni orientamento e di esponenti della cultura.
Li ringrazio tutti per l’attenzione verso la Chiesa e per il ruolo che le viene riconosciuto, ma c’è un “ma…”. Tutti, chi più chi meno, manifestano un limite sostanziale: parlano della Chiesa con categorie mondane».

Salvucci continua: «Qual è il ruolo del vescovo? Ho l’impressione che in un’ottica mondana il vescovo venga immaginato più come un “principe”, simbolo di una presenza identitaria, che come un “pastore” che va incontro a tutti per comunicare la gioia del Vangelo. Certamente questa immagine principesca ce la portiamo ancora dietro come eredità storica di una cristianità ormai inesorabilmente perduta, ma che ostinatamente ci illudiamo di mantenere in piedi.

Ora, cari amici e fedeli delle Chiese di Urbino e di Pesaro, l’unione delle nostre diocesi è segno di un passaggio epocale che siamo chiamati a vivere con l’intelligenza della fede, come ci esortano le lucide parole del giovane teologo Ratzinger. Sono disponibile a confrontarmi con chiunque lo desideri su questi temi e auspico che le pagine de “Il Nuovo Amico” – profeticamente nato decenni fa dalla collaborazione delle tre diocesi della metropolìa – possano ospitare contributi a una riflessione che deve continuare. Sono convinto che ci attende una stagione nuova ed entusiasmante, tutta da scoprire. Personalmente impegnerò tutto me stesso per essere un pastore itinerante e nomade, per raggiungervi là dove vivete: risiederò il tempo stretto necessario nei “palazzi” e mi sposterò frequentemente, con la grazia di Dio, da una comunità all’altra, da un borgo all’altro. Uso un’immagine geometrica. Fino ad oggi abbiamo immaginato la diocesi come un cerchio con un centro, da domani sarà un’ellisse con due fuochi (Pesaro e Urbino, dove abiterò ex aequo). Sempre con un centro, che non è il vescovo, bensì Cristo».