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Tenta il suicidio in cella a Pesaro, Udc e Lega: «Troppi casi, situazione degenerata»

Il parlamentare del carroccio Paolini: «Penitenziari indegni per un Paese civile». Pollegioni: «Serve un tavolo regionale»

PESARO – Detenuta tenta di impiccarsi in cella, salvata in extremis. Il caso di lunedì scorso ha portato a reazioni politiche. «Ancora una volta le donne e gli uomini della polizia penitenziaria di Pesaro, con il loro attento lavoro di osservazione e presenza, evitano il peggio e salvano la vita a una detenuta che aveva deciso di farla finita. A loro va il mio plauso» spiega il parlamentare Luca Rodolfo Paolini della Lega, componente della Commissione Giustizia e Antimafia della Camera dei deputati, sottolineando come quello di Pesaro sia uno dei 23.000 tentativi di suicidio che negli ultimi 20 anni sono stati sventati dagli agenti.

«I poliziotti sono anche psicologi, confidenti, prestatori di piccole somme di denaro, vittime prime di aggressioni dentro e fuori le carceri – continua l’onorevole leghista -. Carceri che sono vetuste, indegne di un Paese civile. Carceri dove il lavoro, che potrebbe diventare una risorsa anche economica, oltre che il primo strumento di rieducazione e reinserimento sociale, resta per pochi e dove i violenti, che spesso usano i nostri agenti come punching ball, non vengono di fatto puniti. Dove la esternalizzazione dei servizi sanitari ha provocato molti più problemi, costi e disservizi, di quanti ne abbia risolti. Dove sempre più spesso – conclude Paolini – i detenuti peggiori la fanno da padroni».

Sul caso anche l’Udc con Stefano Pollegioni. «Certamente il plauso all’agente che ha salvato la vita alla detenuta che aveva deciso di togliersi la vita. Questa agente merita di essere premiata. Ma non basta perché questo è il risultato di una situazione degenerata negli anni, all’interno degli istituti di pena dimenticati dallo Stato. I detenuti non sono più seguiti perché non ci sono più quelle figure professionali chiamate ad occuparsi dello stato psicologico e sociale delle persone detenute.

All’interno degli istituti di pena non si fanno più attività, sia lavorative che di altro genere e per questo esiste una situazione detentiva oziante che genera pressioni psicologiche che, in ormai troppi casi, evolvono in gesti insani.

Il personale in divisa è da tempo sotto pressione per mancanza di organico che non viene ripianato da anni. I turni sono massacranti e spesso si trovano da soli a dover affrontare reazioni spropositate di detenuti psicologicamente disturbati. Presto si riunirà di nuovo il tavolo regionale per il comparto sicurezza proprio per iniziare a concretizzare alcune iniziative che vanno incontro ad alcuni dei problemi esistenti all’interno degli istituti penitenziari».

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