Pesaro

Sentenza sulla strage di Corinaldo, lo sfogo di Francesco Vitali, fratello di Benny: «Oggi i condannati siamo noi»

Tutti i 9 imputati del processo sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste dai reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo. Rigettate le richieste di risarcimento

Francesco e Benedetta Vitali, una delle sei vittime della strage alla discoteca Lanterna Azzurra

FANO – Amarezza e sconforto. Sono questi i sentimenti che trapelano dal lungo sfogo pubblicato sui social da Francesco Vitali a seguito della sentenza del processo bis relativo al filone delle responsabilità amministrative della strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo, la discoteca in cui la notte dell’8 dicembre di sei anni fa persero la vita sei persone. Tra queste c’era anche Benedetta, sorella di Francesco, appena 15enne all’epoca dei fatti.

Tutti i 9 imputati del processo Lanterna Azzurra sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste dai reati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e sono state rigettate le richieste di risarcimento danni

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«Mi sono fermato, ho riflettuto, sto riflettendo. È stata una giornata terribile, da un lato c’era tutta la voglia di chiudere questo capitolo davvero estenuante e provare a tirare un sospiro di sollievo; dall’altro c’era quel briciolo di paura misti ad incoscienza e inconsapevolezza che mi faceva stare sulle spine. Una giornata dove la delusione, l’amarezza e lo sconforto regnano sovrane. Per questo, non posso che non rivolgermi a te, cara Benni: credimi ho usato tutte le mie forze, per cercare di trarre il positivo da questa vicenda, nonostante in questi sei anni mi è cascato il mondo addosso. Sono stato zitto e impassibile quando ti hanno detto che è stata la TUA fortuna che le balaustre sono cascate. Sono stato zitto quando ti hanno detto che quel locale era aperto perché DOVEVA essere aperto. Sono stato zitto quando abbiamo saputo che quello “discoteca” in realtà era un magazzino agricolo. Sono stato zitto quando ho visto lo stato in cui versava la balaustra che è crollata. Rispetto a tutto quello che avrei da dire sono stato zitto anche oggi. Insomma, sono stato sempre zitto, queste parole non dette sono state la mia forza per entrare nelle scuole e cercare di portare il tuo nome, e la tua storia sotto gli occhi di tutti gli adolescenti. Sono stato zitto perché aspettavo un giorno come oggi, sono stato zitto perché aspettavo questa maledetta sentenza dall’8 Dicembre del 2018».

E prosegue: «Erano circa le 16:15 quando oggi pomeriggio varcavo l’uscita del tribunale di Ancona: la cosa che più mi fa stare male è che ero pieno di emozioni analoghe a quella sera. Ho come la sensazione che tu te ne sia andata oggi, come se il dolore sia fresco e come se dovessi ripartire da zero. Ed è proprio per questo motivo che mi sento di chiederti scusa, perché forse non abbiamo fatto abbastanza, forse potevamo fare di piú, forse potevamo evitare questa fine. Spero che da domani, tu riesca a ridarmi la forza per poter guardare avanti, e per poter colmare le eventuali mancanze che ci sono state in questi sei anni, oggi concedimi di vivere il presente, altro non riesco a fare. Mi hai insegnato che quello che conta nella vita è ben altro, e io ce l’ho ben in mente».

E conclude: «Mi hai insegnato che l’amore va sopra ogni cosa, ed è proprio per questo che non voglio permettere più a nessuno di ucciderti a parole, o addirittura a sentenze, che paradossalmente dovrebbero tutelarti, o meglio tutelarci. Nessuno deve più permettersi di calpestare la tua dignità. Oggi i condannati siamo noi, questa è l’Italia. Adesso con la mamma abbracciati forte fate come se fossimo tutti insieme perché alla fine l’amore va sopra tutto, SEMPRE».

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