Pesaro

Riceci, Aguzzi in commissione d’inchiesta: «Non ci sono le distanze, è stata la Provincia a concedere la proroga»

L'assessore ha riferito: «Le discariche nella nostra regione devono stare a 2000 metri dai centri abitati»

Stefano Aguzzi, assessore regionale Protezione civile

URBINO – L’assessore regionale all’Ambiente Stefano Aguzzi ascoltato in Commissione d’Inchiesta sul caso della discarica di Riceci. «E’ una discarica a rifiuti speciali e i tempi lunghi con la concessione della proroga di sei mesi dati alla società proponente Aurora è stata una decisione della Provincia».

Come registrato da Il Ducato l’assessore ha riferito: «Il 13 gennaio – scadenza fissata ad Aurora per rispondere alle osservazioni del Genio civile della Regione – ho chiesto alla Provincia di chiudere il procedimento e questa ha risposto dando ad Aurora una proroga fino a luglio», ha poi aggiunto l’assessore.

«Per i rifiuti urbani, la Regione Marche è autosufficiente», ha detto l’assessore rispondendo alla prima domanda della deputata Silvia Fregolent rispetto all’autosufficienza della Regione sulla gestione dei rifiuti. Autosufficienza che, però, secondo l’assessore “non c’è con le attuali discariche”, cioè quelle di Tavullia e Fano che si esauriranno entro il 2027. «In questo caso – continua Aguzzi – occorrerà trovare altre soluzioni, non solo discariche».

Ulteriore elemento la distanza, questione sollevata dalla deputata grillina Carmela Auriemma. E su cui Aguzzi ha le idee chiare: «Le discariche nella nostra regione devono stare a 2000 metri dai centri abitati». E lo conferma anche il Piano regionale gestioni rifiuti del 2015. Eccezione, però, fanno i siti che smaltiscono i soli rifiuti urbani e che possono essere collocati a 500 metri. Riceci sarebbe però una discarica per rifiuti speciali e per questo motivo deve stare ad una distanza di 2000 metri. Punta il dito poi verso la società proponente Aurora di «giocare a dire che i loro rifiuti non sono speciali. Gioco che non regge perché una volta che i derivanti della raccolta indifferenziata vengono lavorati fuori regione per poi tornare allora diventano speciali». Una distanza sotto ai 2000 metri di cui, secondo l’assessore, «il dirigente della Provincia è cosciente e spero che non diano l’autorizzazione a procedere».

Ma sono diversi gli aspetti del progetto da 5 milioni di metri cubi su cui la commissione intende chiarire con un giro di convocazioni, e che si svolgeranno nei prossimi giorni fino ad arrivare ai rappresentanti di enti ed aziende coinvolte. La politica industriale sui rifiuti (dopo lo sfruttamento intensivo delle discariche urbane di Marche Multiservizi), la mancata condivisione e trasparenza sulla realizzazione dell’impianto, le relazioni tra amministratori pubblici ed operatori privati, oltre all’efficienza ed economicità nella scelta di Mms di acquistare il 40% delle quote della società proponente Aurora.

© riproduzione riservata