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Pesaro

“Progetto Emma” nei sei comuni dell’Unione Pian del Bruscolo. Obiettivi: integrazione e sicurezza

Il presidente Ucchielli: «Formazione e strumenti ai dipendenti per favorire la coesione sociale». Ecco i dettagli del progetto finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020

Vallefoglia (fonte wikipedia)
Vallefoglia (fonte wikipedia)

VALLEFOGLIA – Progetto Emma per l’integrazione nei sei comuni dell’Unione Pian del Bruscolo dove operano 112 centri di servizi. «Sono orgoglioso per i forti contenuti innovativi del progetto e per la straordinaria disponibilità dei nostri dipendenti pubblici a migliorare le loro competenze e conoscenze su un tema così delicato, e che ci riguarda direttamente, che è quello dell’accoglienza dei migranti e della qualità dei servizi pubblici a loro destinati». Così Palmiro Ucchielli, presidente dell’Unione dei Comuni di Pian del Bruscolo e sindaco di Vallefoglia, presentando i risultati del progetto Emma (Empowerment e integrazione servizi pubblici per migranti), una sorta di rivoluzione copernicana del modello di integrazione «progettato e realizzato interamente all’interno dei sei comuni dell’Unione (poco meno di 131 mila abitanti, con un’ampia presenza di migranti italiani e stranieri, ndr.), finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020, e ora replicabile in tutta Italia visti i risultati che abbiamo raggiunto sul nostro territorio».

«Sono convinto che il cambiamento del Paese debba passare attraverso il potenziamento delle competenze della pubblica amministrazione – ha detto Ucchielli –Senza strumenti e formazione non si va da nessuna parte. La nostra provincia e il nostro territorio in particolare hanno una lunga e qualificata tradizione nell’inclusione: grazie a Emma sappiamo farlo meglio e con maggiore efficacia, perché la formazione consente ai dipendenti pubblici di avere un approccio ancora più positivo e proattivo nei confronti dei migranti, con evidenti benefici anche sul fronte della sicurezza e dell’ordine pubblico».

Nella formazione sono stati coinvolti 51 operatori dei servizi pubblici e privati, in particolare assistenti sociali, vigili urbani, ufficiali di anagrafe, che hanno potuto approfondire con gli esperti il tema, soprattutto culturale, con l’obiettivo di migliorare l’atteggiamento di apertura verso l’altro e analizzare criticamente la creazione di stereotipi e pregiudizi. Inoltre, la creazione di uno sportello antidiscriminazione ha permesso di lavorare insieme e mettere in rete le diverse esperienze già avviate in maniera frammentaria sul territorio, così da garantire servizi efficaci a rafforzare la coesione sociale della cittadinanza. Accanto all’attività di formazione, Emma ha permesso di mappare in modo dinamico l’organizzazione del territorio: nei 6 comuni dell’Unione operano 112 centri di servizi coinvolti nei processi di integrazione; in questo modo, operatori dei comuni e dei servizi scolastici e sanitari, utilizzando la rete e le tecnologie, saranno in grado di intercettare meglio i beneficiari dei servizi e di erogarli in maniera più efficace e compiuta.

«Essere cittadini di una città accogliente, conoscere le lingue e rispettare le leggi – ha concluso Ucchielli – significa vivere in un luogo più sicuro e aperto al mondo, come lo sono ad esempio tante città europee. Non prepararsi a questo nuovo paradigma significa rischiare l’anarchia». Il progetto Emma è co-finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami), Obiettivo nazionale ON3, Capacity Building- lettera j) Governance dei servizi – Supporto agli Enti locali ed ai rispettivi servizi socio-assistenziali e si avvale della partnership dell’Università degli Studi ‘Carlo Bo’ di Urbino e della Cooperativa Labirinto.