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Pesaro

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Ponte di via La Marca: i dubbi del Gruppo Zero Pesaro sul collaudo

Il gruppo esprime perplessità sui tempi di attuazione e parla di una occasione persa: «Si doveva ampliare il sottopasso e realizzare una piattaforma stradale di due sensi di marcia con relativi percorsi ciclo-pedonali»

I lavori sul ponte

PESARO – Ponte di via La Marca: il Gruppo Zero Pesaro (Cultura, società, territorio, ambiente) esprime dubbi sui giorni necessari al collaudo e commenta la situazione della struttura dopo la recente riapertura della Statale. Per via Lamarca ci vorranno altri 10 giorni.

«I lavori hanno portato grandi disagi nella direttrice Pesaro-Fano, disagi che si sono riverberati sull’intera viabilità cittadina. Tra ritardi fisiologici, disorganizzativi e programmatici, si è giunti alla riapertura della Statale Adriatica, apertura che poteva essere sensibilmente anticipata qualora si fosse utilizzato il periodo del lockdown in maniera opportuna.

Ma il tema ritardo, leitmotiv di tutte le opere pubbliche che si realizzano in questo comune, rappresenta ormai un argomento logoro, ragione per la quale riteniamo molto più interessante valutare la fretta con la quale sono state compiute le ultime opere e gli ultimi adempimenti di quel tratto di ponte», spiega il Gruppo.

Il Gruppo Zero vuole rivolgere al Comune di Pesaro alcuni quesiti tecnici e dice: «Come è stato possibile aver effettuato le prove di carico della struttura ad appena 4/5 giorni dal getto di completamento del solaio, quando secondo l’art. 9.2 delle NTC 2018, sono necessari 28 giorni di maturazione.

Le prove di carico effettuate il giorno 13 luglio sono quelle documentate dall’assessore Enzo Belloni sul proprio profilo Facebook? La storia del “Ponte di via La Marca”, non ci fornisce solo perplessità tecniche, ma anche alcune certezze inconfutabili meritevoli di attenzione.
L’intervento realizzato riguarda solamente un tratto del cavalcaferrovia, ragione per la quale la percezione diffusa di aver posto il ponte in sicurezza risulta completamente fuorviante. Da qui la necessità di svolgere le opere in fretta e senza alcun coordinamento con le Ferrovie dello Stato».

Poi aggiunge: «È stata persa l’ennesima occasione per correggere le lacune native, ampliando il sottopasso e quindi realizzando una piattaforma stradale dotata di due sensi di marcia con relativi percorsi ciclo-pedonali. Operazione che avrebbe reso la viabilità più sicura, nonché più fluida grazie all’eliminazione del semaforo. A questa città non servono inutili proclami, ma progetti di qualità che si traducano in opere sicure e funzionali capaci di migliorare lo status quo e soddisfare le esigenze presenti e future di questa comunità».

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