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Pesaro

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Polemica per le parole del presidente della Provincia. Lega: «Ignobile, chieda scusa»

Peppino Paolini aveva pubblicato su facebook la foto dei leghisti con le corna, come i manifestanti di Washington. La risposta del partito: «Non siamo mai stati sovversivi, fuori luogo»

L'accostamento di Paolini

PESARO – Polemica politica sui fatti di Washington. Il paragone che il presidente della Provincia Peppino Paolini ha fatto sul suo profilo Facebook ha scatenato una bufera politica.

«Si può tranquillamente dire che le corna identificano i fessi in tutto il mondo», ha scritto Paolini postando una foto di un leghista e dei manifestanti entrati nei palazzi del potere a Washington.

Immediata la replica della Lega Provinciale: «Sul profilo Facebook di Giuseppe Paolini, presidente della provincia di Pesaro Urbino, è apparso un post dove paragona i teppisti che hanno fatto irruzione ieri al Campidoglio con i militanti della Lega. Veramente difficile trovare le parole per definire questa ignobile azione. A nostro avviso chi ricopre quel ruolo dovrebbe essere super partes in quanto rappresentante di tutti. Inoltre ci dovrebbe spiegare cosa c’entra la Lega con ciò che accade dall’altra parte del mondo ad opera di delinquenti. Ma ci dovrebbe pure dire se e in quali occasioni la Lega è stata protagonista di azioni violente e sovversive, tali da giustificare il paragone. A noi risulta piuttosto il contrario dato che molto spesso siamo stati attaccati e interrotti nei nostri comizi o gazebo, per non parlare del nostro segretario Matteo Salvini spesso accolto con petardi, bombe carta e lancio uova in occasione delle sue visite nelle Marche ed è tutto documentato. Comprendiamo il suo stato d’animo per la nostra vittoria nelle Marche, ma non approfitti di fatti di cronaca in altri continenti per attaccare il nostro partito, lo faccia piuttosto su fatti concreti che dubitiamo ne abbia. Pertanto invitiamo Paolini a fare quello che farebbe qualsiasi persona civile e di buon senso: chiederci scusa per il suo operato! Restiamo in attesa».