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Pesaro

Pesaro, alla Pescheria la mostra che omaggia Dante con Dalì e Rauschenberg

In occasione dei 700 anni della morte del poeta fiorentino, le opere grafiche dei due artisti nel concept "Light my fire"

Le opere esposte

PESARO – La mostra al Centro Arti Visive che omaggia Dante. Oggi, giovedì 29 aprile, apre al pubblico Light My Fire. Dante e l’arte: una lunga storia d’amore, la mostra a cura di Marcello Smarrelli che rappresenta una delle iniziative cardine con cui Pesaro celebra i 700 anni dalla morte del Divino Poeta. La Pescheria accoglie due famose serie di incisioni realizzate da Salvador Dalì e Robert Rauschenberg per illustrare la Divina Commedia e una video installazione dell’artista Claire Fontaine. L’evento della Fondazione Pescheria-Centro Arti Visive è promosso in collaborazione con il Comune di Pesaro.   

L’assessore Daniele Vimini sottolinea: «L’apertura di questa mostra in Pescheria ha una doppia valenza: segna simbolicamente – non a caso in anticipo di un giorno – la ripartenza della fruizione dei luoghi della cultura (dal 30 aprile riaprono i musei comunali e il Teatro Rossini con un concerto di jazz) e allo stesso tempo consente ad un’istituzione culturale davvero significativa per il territorio di portare il suo contributo alle celebrazioni nazionali per il 700esimo della morte di Dante. Abbiamo già in programma di svolgere in presenza i momenti di lettura a voce alta di cui si compone il progetto espositivo»

Il titolo della mostra prende spunto da una delle canzoni più famose dei Doors (1966) per sottolineare la capacità della poesia – quella dantesca più di ogni altra – di trascendere la realtà e condurci in una dimensione altra. Light My Fire rappresenta infatti uno dei primi e più eloquenti esempi di Psychedelic Rock, sviluppatosi in contemporanea negli Stati Uniti e Regno Unito fra gli anni sessanta e settanta: una tendenza musicale nata dalle esperienze di alterazione della coscienza derivanti dall’uso di sostanze psichedeliche. 

Le opere esposte alla mostra

Ecco allora che nello spazio della chiesa del Suffragio di Pesaro sono allestite scenograficamente le 100 grafiche di Dalì che fondono simboli, magie e allegorie, richiamando i vari aspetti della sua ricerca stilistica, dall’estetica del molle ai miti classici al metodo pittorico paranoico-critico fino alla surrealtà, alla dimensione onirica alle prospettive irrazionali. Dalì ci lavora per nove anni e le tavole, esposte nel 1960 al Museo Galliera di Parigi, vengono poi tradotte in xilografie: lontanissime dalle interpretazioni conosciute del testo dantesco, hanno una fascinazione unica. Ad offrire un’esperienza completa di sensi, le incisioni sono accompagnate dal sound piece Dalla selva oscura all’amor che muove il sole e l’altre stelle’: le più famose terzine della Commedia“, a cura dell’associazione culturale APS ‘Le Voci dei Libri’; lettori: Marilena Alessi, Corrado Capparelli, Cristian Della Chiara, Giuseppe Esposto, Lucia Ferrati, Elisabetta Liz Marsigli, Silvia Melini, Luca Sinelli; tracce musicali: Luca Marzi, Paolo Marzocchi; recording e produzione, Tobe Stubio.

Nel loggiato, invece, l’interpretazione ancora più personale e innovativa dell’Inferno di Robert Rauschenberg precursore della Pop Art: 34 incisioni heliografiche, ricche di riferimenti alla società del secondo novecento americano. Per queste tavole Rauschenberg usa la tecnica del Transfer Drawing, trasferendo sul foglio immagini fotografiche da giornali e riviste e intervenendo poi con matite, tempere e inchiostri; un lavoro complesso che lo impegna per due anni e viene presentato per la prima volta nel 1960 alla Galleria Leo Castelli di New York. 

La performance di Claire Fontaine


Ancora nel loggiato, su un maxischermo, è visibile tutti i giorni dalle 19 alle 23, la documentazione video di una performance iconica dell’artista collettiva ready made Claire Fontaine, intitolata P.I.G.S. acronimo che unisce i paesi dell’Europa più indebitata: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. L’opera (2011) è composta da centinaia di fiammiferi piantati in fori praticati manualmente sul muro e poi bruciati. 

Completa il percorso espositivo un murale dell’artista Ermes Bichi con una sua personale interpretazione del colophon di mostra.