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Pesaro

Pesaro, tra striscioni e manifesti in piazza per dire “no” al Green pass

Il Comitato Noi siamo il popolo italiano: «Il Diritto al lavoro è fondamentale, non accettiamo passivamente emanazioni illegittime»

Il sit in in Piazzale Lazzarini

PESARO – Cartelli, striscioni e slogan. Sono scesi in piazza venerdì 15 ottobre gli esponenti del Comitato Noi siamo il popolo italiano per dire no al green pass nei luoghi di lavoro, in adesione allo sciopero a oltranza proclamato dal sindacato FISI.

Raduno in piazzale Lazzarini e tra i manifesti esposti “Vaccinati e non vaccinati insieme per la libertà, no alla dittatura”. Il Comitato sostiene: «Costituzione, Articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il diritto al lavoro è un valore fondante e inappellabile della Repubblica Italiana che non ammette riserve – spiegano gli organizzatori – con l’introduzione del Green Pass il Governo italiano impedisce a milioni di italiani non disposti a cedere ad una vile estorsione di accedere al proprio posto di lavoro e guadagnarsi da vivere. Non siamo in alcun modo intenzionati ad accettare passivamente emanazioni governative illegittime che non hanno alcuna utilità sanitaria e sono in aperta violazione di norme di gerarchia superiore, come la Costituzione Italiana e il Regolamento Europeo, alla stregua delle restrizioni alle libertà personali a cui siamo sottoposti fin dal marzo 2020. Non chiediamo tamponi gratuiti ma rifiutiamo il principio stesso di dover dimostrare di essere sani per partecipare alla vita sociale ed economica della Nazione nel momento in cui non esiste più alcuna emergenza sanitaria. Rifiutiamo altresì integralmente l’impianto stesso del Green Pass che rappresenta una misura di controllo sociale attraverso la schedatura digitale di tutti i cittadini e la subordinazione dei diritti inviolabili e delle libertà personali alla cieca obbedienza ad un regime totalitario. L’obiettivo del Green Pass non è l’esclusione dalla società del possibile contagiato, ma l’esclusione dalla società di chi non è possibile sottomettere».