Pesaro

Pesaro, spaccio ed estorsioni, la droga acquistata tramite canali Telegram

Interrogatori di garanzia dei ragazzi neo maggiorenni. C'è chi fa scena muta e chi nega le aggressioni. «Pesaro è mia»

Il tribunale di Pesaro

PESARO – Interrogatorio di garanzia per i tre neo maggiorenni arrestati nei giorni scorsi con le accuse di estorsioni tentate e consumate, lesioni e spaccio di droga.

In manette un ragazzo di 18 anni di origini marocchine, intorno al quale gravitavano gli altri indagati, già noto per aver fatto parte della baby gang di Piazza Redi, assieme all’altro giovane, di origini albanesi. I due avrebbero gestito un traffico di oltre 5 kg al mese di hashish. Gli acquirenti erano per lo più minorenni. C’è anche un terzo giovane, gravato dall’obbligo di dimora in Lombardia.

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire diverse efferate aggressioni ed estorsioni, nei confronti di acquirenti in ritardo nei pagamenti dello stupefacente. Botte con mazze, nasi spaccati e lividi. Tanto che i genitori degli acquirenti minorenni, consapevoli dell’indole violenta degli indagati, hanno preferito cedere alle richieste e corrispondere il denaro.

Il ragazzo di origini marocchine ha risposto alle domande e avrebbe negato davanti al giudice le aggressioni, si sarebbe arrabbiato per alcuni mancati pagamenti, ma senza toccare nessuno. La droga l’avrebbero ordinata su gruppi Telegram. Scena muta per gli altri due.

Vengono contestate varie estorsioni, anche grazie all’ausilio di intercettazioni. Episodi in cui emerge anche il furto di alcuni panetti di hashish nascosti in un giardino. Di qui le minacce nei confronti di un minorenne di prenderlo a coltellate. Ma non solo, il giovane era stato preso a mazzate dai due leader della banda tanto da procurargli la frattura delle ossa nasali e contusioni con una prognosi di 30 giorni.

Da un altro minorenne si erano fatti consegnare una collanina d’oro e persino l’anello della madre. Droga che veniva comprata addirittura su pagina Telegram. Il leader si rivolgeva così ai debitori. «Voi sapete con chi scherzate?». E ancora: «Questa città del caz.. di nome Pesaro è mia».

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