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Pesaro

Pesaro, rebus riapertura del dipartimento materno-infantile: e così le mamme vanno fuori regione

I lavori in corso nella palazzina F al San Salvatore sono legati all'emergenza pandemica. Il consigliere regionale Biancani: «Troppi disagi: accelerare»

Il sit in davanti al pronto soccorso di Pesaro

PESARO – Sarà legata alla fine della pandemia la riattivazione del Dipartimento materno-infantile all’ospedale San Salvatore di Pesaro. Nell’ultima seduta del Consiglio regionale, in risposta ad una nuova interrogazione presentata dal Vicepresidente Andrea Biancani (Pd), sottoscritta dalla consigliera Micaela Vitri, l’assessore alla sanità ha confermato il ripristino dei servizi precedentemente erogati solo alla «cessazione degli effetti della pandemia».

«Questa è la terza interrogazione che presento alla Giunta regionale da quando il punto nascita e la pediatria sono stati trasferiti al Santa Croce di Fano per l’emergenza Covid, la prima è del luglio 2020 – ricorda Biancani –. Ho nuovamente chiesto quali saranno i tempi per la riapertura, considerando i disagi che le famiglie continuano a vivere, anche con viaggi andata-ritorno nelle situazioni di grave emergenza o di complicazioni, e l’aumento delle mamme che scelgono di partorire fuori regione. L’assessore – spiega – ha ribadito il ripristino della piena funzionalità, e questa è una conferma positiva, ma i tempi non saranno brevi, al contrario lunghi e incerti. Se nelle risposte della Giunta di pochi mesi fa il ritorno alle condizioni preesistenti era legato al numero di vaccinazioni effettuate, per l’esattezza la soglia citata dall’assessore nella seduta del 18 maggio era circa 1 milione di cittadini vaccinati, adesso la posizione è stata molto più vaga e indeterminata, vincolata indicativamente alla fine della pandemia».

I lavori che stanno interessando la palazzina F al San Salvatore, destinata dal marzo del 2020 alla cura dei pazienti Covid e al centro di riferimento regionale per le partorienti positive, «non hanno l’obiettivo di riattivare il Dipartimento materno-infantile, ma sono ancora legati all’emergenza sanitaria – riporta Biancani –. Eppure le ospedalizzazioni, grazie alla campagna vaccinale, sono notevolmente diminuite e molti presidi nel resto della regione stanno riallestendo gli spazi per riavviare a pieno regime le attività ordinarie. Continuare a lasciare un capoluogo di provincia, unico caso in Italia, con un territorio così esteso, privo di un punto di emergenza pediatrico e di un punto nascita è una scelta sbagliata, ancora più grave perché a tempo indeterminato. A questo si aggiungono i tempi tecnici per il ripristino, perché saranno necessari interventi strutturali e strumentali, riorganizzando il personale e cercando, mi auguro, di valorizzare il più possibile gli investimenti importanti fatti negli anni scorsi in quel reparto».