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Pesaro

Pesaro, prima tenta il suicidio in carcere poi aggredisce gli agenti

Un detenuto si è scagliato contro i poliziotti per non aver ricevuto alcuni farmaci non prescritti. L'episodio denunciato dal sindacato di polizia penitenziaria: «Situazione tesa»

Il carcere di Pesaro

PESARO – Ha prima tentato il suicidio e poi ha aggredito i poliziotti penitenziari. È accaduto nelle ultime ore nel carcere di Pesaro e la denuncia è del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe.

Ricostruisce l’accaduto Nicandro Silvestri, segretario regionale per le Marche del Sappe: «Cosa deve ancora succedere nell’istituto penitenziario Pesarese affinché l’amministrazione penitenziaria intervenga e metta fine all’agonia lavorativa a cui sono sottoposti il personale di polizia penitenziaria e gli operatori sanitari che operano nell’Istituto Pesarese».

Questa è la domanda che il Sappe pone ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria. «A soli pochi giorni dalla vile aggressione di ben otto poliziotti operata da un detenuto per futili motivi, il personale di polizia penitenziaria e il personale sanitario che operano nel carcere pesarese continua ad essere costantemente minacciato, aggredito verbalmente e fisicamente da detenuti che ritengono che tutto gli sia dovuto e di non sottostare alle regole del carcere, pretendendo farmaci senza prescrizione sanitaria e a proprio piacimento. Nella notte di venerdì 10 settembre e sabato 11 settembre si è reso necessario ricorrere all’intervento del 118 per soccorrere un detenuto che aveva cercato di impiccarsi il quale come ringraziamento per l’assistenza ricevuta, nel pomeriggio di sabato 11 settembre ha pensato bene di aggredire, minacciare, alla presenza della guardia medica, il personale di polizia penitenziaria intervenuto e l’infermiera dell’istituto rea di non aver concesso la terapia medica al detenuto, per assenza di prescrizione e di necessità terapeutica. Un altro detenuto precedentemente aveva cercato di dare uno schiaffo all’infermiera, senza riuscirci  per il pronto intervento del personale presente, reclamando la consegna  di terapia medica non prescritta o necessaria».

Silvestri rileva: «Il personale di polizia penitenziaria è costretto da mesi ad operare sotto organico per l’assenza ormai cronica di oltre il 15% del personale. Personale  assente principalmente perché oggetto di aggressioni, stress lavorativo, problematiche sanitarie. A dette assenze si aggiunge, a parere del Sappe, la fallimentare gestione dell’Istituto pesarese da parte del Direttore che ha creato disaffezione, insicurezza tra il personale di polizia penitenziaria, motivi per i quali la segreteria provinciale del Sappe ha indetto lo stato di agitazione e interrotto i rapporti sindacali con l’autorità Pesarese».

Donato Capece, segretario generale del Sappe, rivolge «solidarietà e vicinanza al personale di polizia penitenziaria di Pesaro, che ancora una volta ha risolto in maniera professionale ed impeccabile un grave evento critico» e giudica la condotta del detenuto che ha provocato l’aggressione «irresponsabile e gravissima».