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Pesaro

Pesaro, giardini intitolati a Craxi, fischi e tensione all’inaugurazione

Cartelli e urla durante la cerimonia. Ricci: «Sanare le fratture. Mi aspettavo i mal di pancia». I sindacati di polizia: «Un condannato, dobbiamo difendere la legalità»

Bobo Craxi e Ricci all'inaugurazione dei giardini

PESARO – Fischi e contromanifestazione. L’inaugurazione dei giardini di piazzale Matteotti, intitolati a Bettino Craxi, non è andata giù a gran parte della città. Così venerdì pomeriggio un gruppo di persone, una cinquantina, ha esposto cartelli, gridato alla vergogna, e detto che la città di Pesaro è contraria.

Momenti di tensione tanto che sono dovuti arrivare anche rinforzi dalla Questura, nel cercare di tenere divisi i contestatori, che sventolavano le pagine dell’Avanti con il titolo Per amore della patria. 

I contestatori

«Sappiamo che Craxi è ancora una figura molto divisiva: di certo non c’è la volontà di nascondere le questioni giudiziarie e le responsabilità che hanno coinvolto lui come altri. Nessuno vuole eliminare questo giudizio e neanche io lo rimuovo. Ma la vita di Craxi  non è solo Tangentopoli. Credo che dopo anni ci sia l’esigenza di rivedere complessivamente una figura che è stata presidente del consiglio e che ha dato un’impronta molto forte all’economia e all’europeismo. Incidendo nella storia del riformismo italiano e provando a interpretare la modernità del Paese. È passato molto tempo, credo che dobbiamo avere anche la capacità di sanare certe fratture». E’ stato il discorso di Matteo Ricci in piazzale Matteotti tra i fischi. 

«In molti mi hanno chiesto chi me lo faceva fare. Rispondo così: me l’ha fatto fare un grande spirito democratico, che non è fatto di urla e insulti. Ma di dialogo, ragionamento e riflessione. Specie quando il tempo che è passato dovrebbe aiutare a mettere da parte l’astio e l’odio, che non portano questo Paese da nessuna parte. Chi continua a insultare e non permette agli altri di parlare ha poco a che fare con la democrazia. Ascolto le proteste, le conosco, in parte le condivido. Ma non condivido invece i toni né l’atteggiamento antidemocratico di alcuni (vicini al luogo della manifestazione, ndr), che non ha a che fare con la nostra città». Ha proseguito Ricci: «E’ vero che su Craxi la maggioranza degli italiani ha un giudizio negativo. E so bene che anche qui, oggi, non c’è la maggioranza dei pesaresi. Ma c’è anche una minoranza di persone che ritiene invece che Craxi sia stato, in qualche modo, il capro espiatorio di tutto nella stagione di Tangentopoli. Dobbiamo provare a rappresentare anche queste persone che hanno una valutazione diversa. Faccio il sindaco e devo avere una visione istituzionale, che va al di là del mio pensiero politico».

Contrasti e fischi

Del resto, ha aggiunto Ricci, «vengo da una famiglia anticraxiana e di certo questa non è una scelta politica. Ognuno resta della sua idea sull’ex leader socialista. E anch’io rimango della mia. Ho iniziato a fare politica combattendo proprio Craxi, Andreotti e Forlani. Mi sono forgiato su questo, non sono di certo craxiano. Ma in questo caso non devo dare una valutazione politica. Credo sia giusto dopo tanto tempo riconoscere il valore di una figura istituzionale che ha commesso molti errori, ma che comunque democraticamente ha rappresentato milioni di italiani».

Ancora: «I ‘mal di pancia’? Me li aspettavo, soprattutto tra i miei. Ne abbiamo discusso più volte e sapevo che il consenso per questa scelta non ci sarebbe stato. Ma il sindaco e la giunta hanno competenze che possono esercitare. E mi sono preso la mia responsabilità, tenendo conto che non avrei avuto il sostegno della maggioranza. Non ho preso questa decisione per ottenere consenso ma perché la reputo giusta. Dopo venti anni dalla morte occorre storicizzare un giudizio».

Il figlio Bobo Craxi, presente, ha parlato di «Un gesto coraggioso, che mi onora e cerca di dare una lettura meno opaca alla storia della nostra Repubblica. Non confinando la figura di mio padre solo dentro il periodo della rottura democratica del 92-94, ma riconoscendone il ruolo politico interno e internazionale. Mi fa piacere perché arriva da un uomo della sinistra democratica come Ricci. Lo interpreto come un gesto di riconciliazione e volontà di unire le storie», ha sottolineato.

«Ricci sapeva di sfidare l’impopolarità con questa scelta. Ma l’ha comunque fatta dimostrando senso delle istituzioni, della storia e della democrazia», ha aggiunto l’ex vicepresidente del consiglio Claudio Martelli. Presenti il segretario nazionale del Psi Enzo Maraio, il sindaco di Fano Massimo Seri e l’assessore comunale Riccardo Pozzi. Che ha evidenziato in apertura: «Grazie al sindaco per avere rotto un muro di omertà che c’è dietro alla figura di un grande statista». 

Tra i contrari anche i sindacati di Polizia con Pierpaolo Frega di Silp Cgil e Marco Lanzi del Siulp: «Leggiamo sul sito della Prefettura di Pesaro e Urbino: il Prefetto autorizza l’attribuzione della denominazione a nuove strade e la variazione del nome di quelle esistenti, nonché l’apposizione di targhe e monumenti commemorativi. Tale autorizzazione era indispensabile anche per intitolare a Bettino Craxi questo importante spazio nel centro della nostra città? C’è stata un’istruttoria? Il Prefetto ha dato parere favorevole? Se così fosse, lo riterremmo un fatto molto grave.

Un sindacato di Polizia ha il dovere di difendere i valori della legalità,
della giustizia e della sicurezza. Il Sindaco Ricci, la giunta comunale (che, in gran segreto, lo scorso 30 giugno ne ha approvato la delibera all’unanimità) e il Prefetto di Pesaro non si ricordano o vogliono a tutti i costi dimenticare che Bettino Craxi è stato condannato anche in vita a più di 10 anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito ai partiti.

Di questa scelta, signor Sindaco, e signor Prefetto e componenti della Giunta
comunale, dovrete risponderne non solo a tutta la cittadinanza pesarese e all’opinione pubblica nazionale, ma innanzitutto alle vostre coscienze».