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Pesaro

Pesaro, sulla gestione di ospedali e Usca interviene Ruggeri (M5s): «Marche Nord allo stremo»

Parla la capogruppo in Regione: «Pochi medici e unità di strada, informazioni confuse. È come se fossimo al primo giorno di pandemia»

Una USCA
Una unità Usca al lavoro

PESARO – Pandemia e contagi, gestione degli ospedali e Usca. Marta Ruggeri, capogruppo dei 5 Stelle in consiglio regionale, lancia una critica alla Regione riguardo a criteri e modalità adottati per affrontare il contagio. A cominciare dall’organico delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale.

«Dopo due anni di pandemia, ritrovarsi in queste condizioni è inaccettabile. Sono troppo pochi i ventidue equipaggi Usca in servizio nel pieno della quarta ondata Covid – ha scandito Ruggeri – In generale è come se fossimo ancora al primo giorno dell’epidemia e l’impressione è che qualcosa sia sfuggito. La Regione si sarebbe dovuta preparare con il dovuto anticipo, così da affrontare meglio l’attuale situazione, perché ci sarebbe stato tutto il tempo».

Ruggeri ha quindi esposto una serie di criticità, cominciando dal sovraccarico di assistenza Covid che grava sulla sanità della provincia pesarese, peraltro riconosciuto dallo stesso Saltamartini. «Marche nord – ha sottolineato la capogruppo di M5S – è di fatto un ospedale Covid, senza però avere le risorse necessarie. Uno stato di cose che comprime tanto le altre funzioni ospedaliere quanto la prevenzione. Mi chiedo, ma ritengo che la risposta debba essere positiva, se sia il caso di aprire i Covid Hotel per chi sia in quarantena e di riattivare il centro Covid a Civitanova, che è costato tanti soldi alla Regione e che ora è un capannone chiuso, inutilizzato».

Ruggeri conclude con una panoramica sulla situazione: «Sono ormai tanti i contagi, che anche i medici di famiglia hanno difficoltà a rispondere alle richieste dei pazienti. Non c’è raccolta differenziata nel caso delle famiglie con positivi, dai centri vaccinali e dei tamponi continuano a essere segnalate difficoltà, si fatica a prenotare test rapidi in farmacia anche a pagamento, quando in altre regioni sono gratuiti. Confusione, disorientamento e stanchezza. Per non parlare della scuola, dove dirigenti e insegnanti sono diventati appendici della sanità, costretti a concentrarsi sui tracciamenti e sulle direttive emergenziali piuttosto che sulla didattica. Sono d’accordo che sia necessario tenere aperte le scuole e giusto vivere una vita normale, per quanto sia possibile, purché all’interno di un’organizzazione che dia sicurezze e informazioni esaustive, coerenti, oggi purtroppo assenti».