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Pesaro

Pesaro, fatture false per 25 milioni nel settore alimentare: quattro denunce

La guardia di Finanza ha indagato su un ampio sistema di frode carosello, finalizzato all'evasione d'imposta e vendere sottocosto. Ecco i dettagli dell'operazione

La guardia di finanza di Pesaro

PESARO – 25 milioni di euro di fatture false nel settore del commercio all’ingrosso di bevande e alimenti. Le fiamme gialle pesaresi hanno concluso una complessa attività di polizia giudiziaria e tributaria che ha consentito di svelare un ampio sistema di “frode carosello”, finalizzato all’evasione d’imposta e all’acquisto di merce a prezzi molto competitivi rispetto al loro valore normale, con la conseguente alterazione del regolare funzionamento del mercato e della concorrenza.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pesaro e svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, si sono concentrate su un imprenditore, esercente nel settore della distribuzione all’ingrosso di prodotti alimentari e bevande, che agendo con totale consapevolezza, comprava sistematicamente merce “sottocosto”, attraverso società cartiere, alcune delle quali create da lui stesso, per poi rivenderle a un prezzo vantaggioso, rispetto ai suoi concorrenti che si approvvigionavano sul mercato regolare, alterando – di riflesso – la normale concorrenza tra imprese del settore.

L’obiettivo era l’evasione dell’iva tramite società fittizie, costituite “ad hoc”, nelle transazioni commerciali, tra i grossisti e i distributori di merci.
Le società interposte, gestite spesso formalmente da prestanomi – per celare l’effettivo intento e prive di una vera e propria gestione aziendale, acquistano e rivendono merce solo cartolarmente, utilizzando quindi fatture soggettivamente false, dissimulando l’effettiva transazione commerciale che avviene tra due soggetti principali. Il meccanismo fraudolento prevede che nella catena di società interposte ce ne sia una, o più, che non paga le imposte e/o che simula operazioni estere per eseguire transazioni senza applicazione di imposte e che, per tale motivo, può vendere la merce acquistata (sempre cartolarmente) a un prezzo inferiore a quello di mercato.

Più sono i passaggi nella catena di distribuzione delle merci e meno alta è la probabilità di poter individuare, di volta in volta, i soggetti che effettuato operazioni fittizie, il mancato versamento delle imposte e, nel complesso, risalire al sistema di frode e ai reali responsabili della stessa.

Lo spregiudicato imprenditore pesarese, di 67 anni, si è dimostrato non solo consapevole della provenienza della merce ma parte attiva nel sistema di frode, che ha interessato anche società al di fuori della provincia pesarese.

L’incidenza percentuale delle fatture false, sul totale delle fatture di
acquisto, è stata di circa il 75%, in ogni anno. Giova inoltre evidenziare che già in passato, a carico del medesimo imprenditore, erano state riscontrate gravi violazioni fiscali per il tramite di altre società oramai cessate, che lo hanno portato più volte a giudizio, ottenendo tre condanne in primo grado, per un totale di pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione.

Nonostante ciò, una sorta di nostalgia non ha evidentemente fatto desistere l’uomo dal “vizietto” di utilizzare le frodi nell’ambito delle proprie attività commerciali. Complessivamente, sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria 4 persone fisiche (oltre all’imprenditore i prestanomi di alcune società “cartiere”) ed è stato rilevato un giro di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un totale complessivo di 25 milioni di euro, Iva non versata pari a circa 1,2 milioni di euro, tramite l’utilizzo di 3 società, riconducibili alla gestione della stessa persona fisica.

È stato eseguito un sequestro preventivo per equivalente emesso dal G.I.P. di Pesaro riferito all’imposta evasa: sono state sottoposte a sequestro disponibilità finanziarie per oltre 70 mila euro e sono in corso ulteriori accertamenti al fine di individuare ulteriori beni e disponibilità riconducibili all’evasore.