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Pesaro

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Pesaro, don Marco Di Giorgio racconta la lotta col covid: «Come se ti fosse passato sopra un tir»

Le parole dell'amato parroco, docente in Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico Marchigiano e assistente Diocesano Movimento Cristiano Lavoratori: «Non hai voglia neanche di pregare»

Don Marco Di Giorgio

PESARO – Sacerdote molto amato e popolare, 60 anni, Don Marco Di Giorgio lotta da giorni contro il Covid. Dopo essere stato alla parrocchia di San Luigi Gonzaga, ora è a Santa Maria Assunta di Montecchio di Vallefoglia. Di Giorgio è docente in Sacra Scrittura presso l’Istituto Teologico Marchigiano, è assistente Diocesano Movimento Cristiano Lavoratori.

«Sono all’ottavo giorno di febbre oscillante da 37.2 al picco di ieri sera: 39.2! – racconta Don Marco -. Sono assolutamente consapevole di essere fortunato rispetto alle persone intubate o in terapia intensiva: i miei polmoni sono puliti e posso stare a casa. Però vorrei raccontarvi cosa vuol dire avere “solo” la febbre. Dolori diffusi in tutto il corpo in particolare un simpatico dolore alla schiena che va dalla spalla destra all’osso sacro e che non si attenua in nessuna posizione (seduto, sdraiato, sul fianco). Questo impedisce un sonno profondo e ristoratore: l’unica cosa a cui agogno con tutto il cuore! Quando la febbre va improvvisamente su, senza preavviso, arrivano dei tremori interni, tipo grossi brividi, che afferrano braccia e gambe: se per caso sei in piedi devi fiondarti nel letto perché rischi di cadere. I tremori poi passano alla pancia e infine perfino alla mandibola per cui batti i denti letteralmente insomma perdi il controllo del tuo corpo per 5/10 minuti (tra i più lunghi della mia vita!) e non è una bella sensazione. Quando questi passano, di solito arriva una specie di nausea, con abbondante salivazione e poi arrivano gli “sforzi” allo stomaco. Insomma ti viene da vomitare ma non lo fai. La sensazione generale – continua Di Giorgio – in tutto questo è tipo (permettetemi l’immagine) come se ti fosse passato sopra un TIR col rimorchio e avesse fatto anche la retromarcia. Quindi ti senti completamente sfatto, sfinito, “asfaltato” e non hai voglia di fare assolutamente niente: non hai voglia di leggere o di scrivere, non hai voglia di parlare e neanche (Signore perdonami) di pregare e, cosa molto preoccupante per me, non hai voglia neanche di mangiare.

Ogni piccola cosa, anche prendere un bicchiere o rispondere al telefono ti costa uno sforzo mentale e fisico impegnativo. Ecco. Grazie mille ai tantissimi che mi hanno scritto e incoraggiato. Grazie alle tantissime disponibilità (la frase più letta in questi giorni: “Se hai bisogno chiama!”). Grazie davvero. Sono commosso e grato! Ho scritto non per farmi compiangere, ma per ringraziarvi tutti, per chiedere una piccola preghiera e anche per quelli che “Dai, in fondo è solo un’influenza un po’ più forte”… prendila anche te che poi ne parliamo! Aggiornamenti qui ma speriamo di vederci “fuori”».

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