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Pesaro

Coronavirus, blocchi tra il confine Gabicce-Cattolica, disagi per cittadini e lavoratori

Il Pci ne chiede la rimozione per permettere alle persone di raggiungere agevolmente la stazione dei treni e per «Consentire la mobilità»

GABICCE – Blocchi al confine tra Gabicce e Cattolica, il Pci ne chiede la rimozione. Erano stati apposti nelle scorse settimane a causa delle misure stringenti adottate dall’Emilia Romagna per la prevenzione del contagio da Coronavirus. Ora, con la fase 2, per diversi cittadini stanno creando non pochi disagi come spiega il Partito comunista italiano.

«L’emergenza Covid ha fatto rilevare gigantesche lacune nella sua gestione, anche a causa di sconcertanti comportamenti di protagonismo da parte delle Regioni. È stata infatti segnalata da diversi cittadini, alla Federazione del PCI di Pesaro e Urbino, l’impossibilità di raggiungere agevolmente la stazione ferroviaria di Cattolica-San Giovanni-Gabicce da parte dei residenti a Gabicce Mare, in possesso di regolare certificazione da parte della Prefettura per recarsi a lavorare a Pesaro, Fano, Ancona e Rimini, a  causa dei blocchi che sono stati posti nelle strade di collegamento tra le Marche e l’Emilia-Romagna. Il Pci chiede di risolvere immediatamente questa grave inefficienza da parte delle istituzioni competenti, ricordando che la stazione ferroviaria si trova a Cattolica, quindi all’interno della Regione Emilia-Romagna la quale, sbarrando le strade al confine tra le due città, ha provocato questo enorme disagio ai cittadini del comune di Gabicce Mare, costretti ad usare l’automobile per recarsi a lavorare e a non poter usufruire in maniera agevole del trasporto pubblico ferroviario. La stazione appartiene anche all’utilizzo dei cittadini marchigiani, perché è per l’appunto di Cattolica e Gabicce, e ne deriva un gravissimo problema di conflitto di poteri”.

La recinzione al confine tra Gabicce e Cattolica

Chi dovrà farlo? Il Pci chiede infatti. «A chi spetta la decisione finale: alle Regioni, alla Prefettura, o ai Comuni? Il Partito Comunista Italiano di Pesaro-Urbino chiede l’intervento immediato da parte delle Istituzioni, al fine di ripristinare al più presto la piena legalità del diritto al raggiungimento del posto di lavoro, e porre fine a una situazione che si traduce in un concreto impedimento alla fruizione di un pubblico servizio, provocata da tale assurda decisione. Sollecitiamo pertanto la Regione Marche, la Provincia di Pesaro-Urbino e la Prefettura di Pesaro ad avere un’attenzione maggiore per tutti i Comuni di confine, penalizzati da queste assai discutibili decisioni dell’Emilia-Romagna, esigendo dalla giunta Bonaccini una rimozione almeno parziale dei blocchi che consenta lo spostamento dei lavoratori, affinché nessun cittadino debba vivere vergognose situazioni di disagio come questa, che espongono gli stessi lavoratori al rischio di sanzioni disciplinari per i ritardi e persino a quello del licenziamento».