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Pesaro

Pesaro, caro energia e materie prime: bar e caffetterie ritoccano i prezzi del 25%

Confesercenti, Confcommercio e Cna annunciano i nuovi listini: «Si rischia di lavorare in perdita o di abbassare la qualità del prodotto»

PESARO – Caro materie prime e costi dell’energia, Bar e caffetterie ritoccheranno i prezzi delle consumazioni (al bancone e al tavolo), dal primo gennaio 2022. Ultimi a ricorrere agli aumenti – dopo forni e panifici, pasticcerie – gli esercenti di Bar e Caffetterie della provincia di Pesaro e Urbino modificheranno in maniera autonoma e senza indicazioni di cartello da parte delle rispettive associazioni di categoria, i loro listini nella misura del 25%.

A deciderlo sono stati gli stessi operatori che aderiscono alle associazioni Confesercenti, Confcommercio e CNA in una riunione unitaria della categoria tenutasi ieri.

A spiegare i motivi degli aumenti sono gli stessi portavoce della categoria: Stefano Mirisola per Fiepet Confesercenti; Roberto Tarsi di CNA Bar e Mario Di Remigio per Confcommercio.

«L’aumento dei costi generali ed in particolare di quelli energetici come elettricità e energia (praticamente raddoppiati), unitamente ai rincari delle materie prime: caffè, ma anche di latte e cacao, sta mettendo in crisi l’equilibrio fra costi e ricavi nel settore bar e caffetterie».

«Molte attività – sostengono gli operatori – si trovano a sostenere un’incredibile impennata dei costi che sta compromettendo il risultato di gestione in mancanza di un adeguamento del prezzo delle consumazioni».

Per gli esercenti di Confcommercio, Confesercenti e CNA «Il vertiginoso aumento dei costi delle materie prime e dell’energia ha mandato all’aria tutte le previsioni di costo delle attività costringendo la categoria ad adeguare il listino prezzi – a partire dalla tazzina del caffè – che aumenterà come detto del 25% rispetto al prezzo attuale. Si tratta di ritocchi che tuttavia terranno sempre conto dell’indicazione generale: quella di preservare la qualità del prodotto e del servizio che per la categoria deve essere sempre al primo posto».

D’altra parte da molti anni il prezzo del caffè, a causa della crisi economica prima e della pandemia poi, è rimasto bloccato, al punto che si era interrotta anche la storica correlazione fra prezzo del giornale e prezzo della tazzina di caffè. «Ma ora il rischio – dicono in coro gli operatori – è quello di lavorare in perdita o di abbassare la qualità del prodotto, cosa che vogliamo assolutamente scongiurare».

Per meglio spiegare il necessario adeguamento dei prezzi gli operatori precisano ancora: «Il costo delle materie prime che compongono i prodotti consumati durante la colazione ha avuto aumenti esponenziali. Da inizio anno le quotazioni del caffè sono salite dell’80% quelle del latte del 60% quelle di zucchero e cacao del 30%».

«Tale scenario – concludono Mirisola, Tarsi e Di Remigio – mette in serio pericolo la sopravvivenza di tante attività commerciali di somministrazione che svolgono oltretutto anche un prezioso servizio di presidio del tessuto urbano e di servizio di ristoro su cui contare per quanti si trovano a passare la giornata lontano da casa e necessitano di servizi essenziali della persona».

Si ricorda che in ogni caso che si tratta di indicazioni della categoria e che il prezzo delle consumazioni, in base a quanto stabilisce l’Autorità Garante per il mercato e la libera concorrenza, rimane comunque libero e che le associazioni di rappresentanza non possono in alcun modo condizionare o dirigere le scelte della stessa.

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