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Pesaro

Pesaro, caporalato nel volantinaggio: sei denunce, 70 lavoratori in nero e seguiti col gps

I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino, dopo accurate indagini e pedinamenti, hanno scoperto lo sfruttamento di pakistani e afgani costretti a turni massacranti

I carabinieri del nucleo tutela del lavoro

PESARO – Volantinaggio e sfruttamento del lavoro. Caporalato e consegne di pubblicità porta a porta. I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino (operante all’interno dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro e Urbino), hanno denunciato sei persone per intermediazione illecita. Ma i numeri raccontando di 730 mila euro di multe e un’evasione di 400 mila euro. I lavoratori seguiti con il gps e costretti a turni massacranti.

Si vedono spesso, nelle città e periferie: muniti di vecchie biciclette modello «Graziella», battono vie e strade carichi di volantini pubblicitari, da lasciare nelle cassette delle case. I carabinieri hanno monitorato il fenomeno lavoro e sfruttamento nell’ambito della distribuzione del materiale pubblicitario. Agendo di iniziativa e successivamente su delega della Procura della Repubblica di Pesaro, hanno svolto accurate indagini rilevando il fenomeno d’illecita intermediazione e sfruttamento del lavoro (caporalato) posto in essere mediante comportamenti di prevaricazione nei confronti di numerosi lavoratori (per la quasi maggioranza di cittadinanza pakistana o afgana e/o richiedenti protezione internazionale), in nero.

L’attività di controllo è stata avviata dalla conduzione di alcune ispezioni nei centri smistamento/prelevamento di materiale pubblicitario, ma anche a seguito di pedinamenti. Le indagini hanno rilevato come i lavoratori stranieri, domiciliati nell’entroterra della provincia, venissero impiegati per la consegna di volantini pubblicitari «porta a porta». Per gli spostamenti e le consegne, i lavoratori utilizzavano biciclette messe a disposizione dai datori di lavoro, ma anche “a piedi” e senza alcun mezzo.

I carabinieri hanno individuato diverse società operanti esclusivamente nel settore volantinaggio, le quali avevano reclutato un numero elevato di lavoratori, di nazionalità pakistana, afgana ed africana, con lo scopo di metterli al lavoro senza alcuna regolarizzazione a norma di legge e con il chiaro intento di sfruttarli viste le loro precarie condizioni economico sociali nell’ambito della permanenza sul territorio nazionale.

 I responsabili di tale società, come hanno dimostrato le investigazioni, avevano costituito 7 ditte individuali (o società) tutte riconducibili a cittadini pakistani, il cui principale scopo era quello di allargare il proprio giro d’affari mediante l’impiego di manodopera completamente «in nero», mediante l’appalto di lavori di distribuzione di materiale pubblicitario per le più grandi catene/realtà di distribuzione nazionale.

I lavoratori, privi di mezzi di sussistenza alternativi e costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie precarie, venivano reclutati e trasportati nella provincia di Pesaro, ma anche in quelle di Ancona, Rimini, mediante dei furgoni fatiscenti e insicuri.

Tutti erano costretti a lavorare in condizioni indecorose e sotto continua sorveglianza. Erano controllati da un capo squadra, monitorati tramite sistemi Gps, erano impiegati anche per più di 11/12 ore di lavoro al giorno (per cinque/sei giorni alla settimana). Il tutto ricevendo una misera retribuzione di 30 euro al giorno, rigorosamente in nero.

Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a vivere in condizioni alloggiative a dir poco degradanti. Gli investigatori hanno rilevato veri e propri dormitori, privi di riscaldamento e di acqua, ed in condizioni igienico sanitarie per lo più precarie.

I militari del Nucleo Tutela del Lavoro di Pesaro e Urbino (coadiuvati in talune ispezioni, anche da personale del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela del Lavoro di Venezia e da personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro, assieme a funzionari Inps/Inail), hanno denunciato sei persone, di nazionalità straniera, in quanto ritenuti responsabili, del reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro».


La vicenda investigativa ha consentito di accertare un imponibile contributivo (importo della retribuzione evasa sulla quale vengono calcolati i contributi per ogni lavoratore) di ben 900 mila euro ed un evasione contributiva di euro 400 mila circa; ben 70 i lavoratori in nero riscontrati a seguito delle verifiche, oltre ad altri irregolarmente occupati. Per le irregolarità accertate nel corso delle attività ispettive sono state notificate sanzioni per euro 730 mila circa. Dati di tutto rispetto poiché associati al fenomeno caporalato e sfruttamento, particolarmente attenzionato dagli uomini dell’Arma pesarese negli ultimi tempi.

I carabinieri fanno sapere che nella provincia pesarese non esistono segnali gravi del fenomeno caporalato e sfruttamento in ogni settore produttivo, seppur l’attenzione rimane alta, come testimoniano  i risultati ottenuti nell’ultimo triennio, da parte dell’Arma dei Carabinieri ed in particolare dagli uomini del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino.