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Pesaro

Pesaro, la metà delle aziende è ferma. E i soldi della cassa integrazione non si vedono

Sono 18.871 le imprese aperte in provincia. 6.237 lavoratori hanno richiesto la cig in deroga. Cgil, Cisl e Uil fanno il punto della situazione

Immagine di repertorio

PESARO – Chi riparte e chi è fermo, chi ha chiesto la cassa integrazione e aspetta di vedere la paga. In provincia di Pesaro, secondo i dati della Camera di Commercio, sono 18.871 le imprese che possono lavorare o produrre secondo i decreti governativi. In pratica circa la metà del parco imprese esistenti sul territorio (38.897). I lavoratori impegnati sul territorio sono 43.834 rispetto al dato Istat che parla di circa 145 mila occupati in provincia di Pesaro.

L’altra faccia della medaglia si chiama cassa integrazione e le richieste sono state massicce. Tanto che, almeno per quella in deroga (aziende sotto i 5 dipendenti ndr) non bastano i soldi. Sono state infatti 2.539 le domande di cig in deroga in provincia di Pesaro per un totale di 6.237 lavoratori e un importo di 11,7 milioni di euro. I tempi con cui arriveranno i soldi sul conto corrente dei lavoratori sono ancora incerti.

La Regione ha già dato il via libera e inviato le richieste all’Inps. Ma la coperta è corta. Tanto che l’assessore al Lavoro della Regione Loretta Bravi ha fatto sapere: «Il Governo, nell’ambito del riparto della prima tranche di risorse, aveva assegnato alle Marche circa 33 milioni di euro che abbiamo in pratica già autorizzato e sono ormai esauriti. Dalle domande che continuano a pervenire però è evidente che ne servono altrettanti».

Denaro che i lavoratori attendono con speranza. «Ad oggi è arrivato solo l’importo spettante ai dipendenti delle aziende che hanno anticipato i versamenti che poi l’inps ristornerà dai contributi che dovranno versare», fanno sapere Maurizio Andreolini della Cisl.

Gli fa eco Giuseppe Lograno della Cgil. «Solo quelli che lavorano in aziende in cui abbiamo firmato verbali con l’anticipo delle spettanze da parte della ditta ricevono i pagamenti. Per quel che mi risulta chi ha il pagamento diretto dall’Inps sta aspettando». Un problema di liquidità non da poco.

Altro tema la domanda delle aziende che hanno richiesto di poter continuare a produrre. Sono state circa 900 e di queste solo 5 sono state sospese. Altre sono in fase di istruttoria, ma la maggior parte continua a lavorare. La critica arriva dalla Uil, rispetto ai controlli e alla necessità di più personale: «Il Dipartimento di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asur Marche dichiara con soddisfazione di aver svolto, nella intera regione Marche, 3619 interviste telefoniche alle aziende, gran parte delle quali sta lavorando in deroga ai decreti, di cui 2488 hanno dato “esito favorevole”, 1089 non hanno risposto (quindi si presumono chiuse), mentre per 124 sono partiti i sopralluoghi, delle quali sono una è risultata irregolare – spiega Paolo Rossini della Uil -. Non ci meraviglia che il numero di aziende della regione che stanno lavorando in deroga ai decreti approfittando del silenzio assenso sia in crescita esponenziale, né che i contagi registrati siano in numero consistente ogni giorno, nonostante il sacrificio dei cittadini di restare a casa limitando la propria libertà individuale»