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Pesaro

Pesaro, 2000 firme per chiedere che il San Benedetto diventi un polo culturale

Il Gruppo Tocca El Mur ha inviato la petizione, lanciata sui social per salvare l'ex ospedale psichiatrico, al sindaco Ricci: «Sia recuperato e diventi come il Mart di Rovereto o il San Domenico a Forlì»

Il San Benedetto in stato di abbandono (Foto Lorenzo Giaccaglia)

PESARO – Oltre 2000 firme per salvare il San Benedetto.
Il gruppo Tocca el Mur ha inviato al sindaco di Pesaro Matteo Ricci e all’Assessore della Regione Marche Stefano Aguzzi l’appello, proposto da Pierpaolo Loffreda e sottoscritto da 2.044 cittadini, le cui firme sono state raccolte sui social media in tre settimane, per trasformare l’ex ospedale psichiatrico in un contenitore culturale.

«A Pesaro, in pieno centro storico, c’è un grande e pregevole complesso storico-architettonico composto da edifici, cortili interni e spazi verdi: l’ex manicomio San Benedetto. Inaugurato nel 1829, costruito sulla base di un preesistente convento cinquecentesco e grazie all’annessione di un parco progettato a inizio ‘500 dal geniale architetto rinascimentale Girolamo Genga, il San Benedetto – di proprietà della Regione Marche (Azienda Sanitaria) – è stato abbandonato definitivamente nel 1985, e da allora lasciato all’incuria e al degrado.

Si tratta di 20.000mq, 14.500 dei quali di edifici, in una posizione strategica del centro della città: adiacente ai giardini pubblici Orti Giuli (realizzati a inizio ‘800 sul bastione delle mura costruite dai Della Rovere), alla Biblioteca Comunale San Giovanni e alla Porta cinquecentesca che guarda verso nord (con annessa costruzione d’epoca). Chiediamo che tutto il complesso del San Benedetto venga salvato dalla rovina, che la Regione Marche e il Comune di Pesaro (sul territorio del quale sorge il complesso) predispongano un progetto adeguato, che lo veda trasformato in centro culturale, educativo, espositivo – sul modello del MART di Rovereto o del San Domenico di Forlì – tutelando i ‘segni’ che raccontano la storia del luogo, e che vengano chiesti finanziamenti appropriati all’Unione Europea per restituire questo bene inestimabile agli abitanti e al mondo intero, nella pienezza del suo valore di alta tradizione culturale e scientifica. Sappiamo che un uso attento dei beni culturali si traduce sempre in progresso economico e civile. Attendiamo una risposta da parte del sindaco, dell’assessore e degli enti coinvolti».

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