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Pesaro

Peglio, polpette avvelenate sulle vie del tartufo: indagano i carabinieri

Lo scopo di una condotta così deplorevole era quello di creare una generale situazione di pericolo per i cani addestrati, in modo da limitare al minimo l'afflusso nella zona

PEGLIO – Diverse polpette avvelenate sono state rinvenute sui sentieri abitualmente battuti dai tartufai che, in compagnia dei loro fedeli amici a quattro zampe, cercano le preziose pepite. Sull’inquietante episodio indagano i Carabinieri Forestali.

Le esche sospette erano dei bocconi di carne macinata con l’aggiunta di granuli di colore blu, presumibilmente veleno anti lumaca: i bocconi sono stati rinvenuti lungo il torrente Apsa di San Donato e lungo i fossi laterali, a confine tra i comuni di Peglio e Urbino, territori noti per la ricerca del pregiato tartufo bianco.

Le indagini delle autorità si sarebbero da subito rivolte nella direzione delle forti rivalità che storicamente caratterizzano i cercatori di tartufo, screzi che si riacutizzano soprattutto nelle stagioni più difficili, in cui il prezioso tubero scarseggia.

Lo scopo di una condotta così deplorevole era quello di creare una generale situazione di pericolo per i cani addestrati alla ricerca dei tartufi, in modo da limitare al minimo l’afflusso nella zona.

Vale la pena ricordare che l’utilizzo delle esche avvelenate è una condotta punita dall’articolo 544 bis del Codice Penale che prevede la pena della reclusione da tre a diciotto mesi. Al fine di effettuare una bonifica dell’area, è intervenuta l’Unità Cinofila Antiveleno del Reparto Carabinieri Forestali del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, costituita da cani addestrati per fiutare una vasta gamma di sostanze utilizzate nella costruzione di esche e bocconi avvelenati.