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Pesaro

Passaggi festival, intervista a Le Coliche che presentano il libro Come il mal di pancia

I due fratelli al Festival della saggistica di Fano per presentare la loro prima fatica letteraria scritta a quattro mani: «Il libro racconta le genesi del duo comico ma anche la nostra genesi come fratelli»

Le Coliche
Le Coliche

FANO – Tra gli ospiti che in questi giorni hanno preso parte a Passaggi Festival di Fano, un posto d’onore spetta a Le Coliche, i due fratelli romani resi celebri dal web grazie a una inesauribile vena comica e che hanno saputo raccontare negli ultimi anni le contraddizioni dei nostri tempi. Il duo, che vanta oltre un milione di fan sui social, ha partecipato al festival della saggistica di Fano per presentare il libro Come il mal di pancia, edito da Mondadori Electa. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Fabrizio Colica che ci ha raccontato come è nata questa nuova avventura.

Come è nata questa vostra prima fatica letteraria scritta a 4 mani?
«Il libro racconta le genesi del due comico ma anche la nostra genesi come fratelli: parla del nostro rapporto, come è cresciuto ed evoluto nei vari anni e nella varie fasi della nostra vita. Siamo nati a cavallo degli anni ’80 e ’90: il libro racconta delle avventure e disavventure che hanno segnato la nostra vita: amori, viaggi, esperienze, famiglia, scuola, il lavoro… praticamente due libri in uno, in quanto ognuno di noi ha avuto il proprio percorso che si è intrecciato con l’altro. Nel libro abbiamo deciso di partire da temi semplici, di vita quotidiana. La nostra satira si basa sull’esperienza reale, su quello che viviamo e vediamo».

Il sottotitolo del libro sottolinea il filo che vi lega: “La storia vera di due fratelli per sbaglio”. Che significa?
«I fratelli sono le persone che al mondo vanno meno d’accordo sulle più inutili futilità della vita. Per il tipo di lavoro che facciamo – ovvero scrivere sketch comici che devono per forza funzionare, ovvero scatenare una reazione quasi chimica quale è una risata – la distanza che intercorre tra due fratelli è l’equilibrio giusto che sicuramente ci ha uniti molti e ci sprona ad essere più sinceri e anche più cinici l’uno con l’altro, anche a costo di sane e sonore litigate… come tutti i fratelli. Poi, alla fine, ci tocca tornare intorno allo stesso tavolo di famiglia per Natale, Pasqua, ecc.».

Viviamo in tempi in cui, in nome del politically correct, la comicità è un po’ sotto attacco: che ne pensate voi? È possibile oggi fare comicità con la C maiuscola?
«La comicità deve essere trasversale, questo non significa che deve essere irrispettosa. Una qualità che deve avere un comico è la sensibilità per cercare di non offendere. Esiste una distanza tra il non offendere ed il riuscire comunque ad andare a bersaglio. Noi giochiamo molto su tanti temi, soprattutto sulle nostre peculiarità: uno di noi è vegano, l’altro vegetariano, Claudio è tourettico, io omosessuale… noi ci giochiamo e scherziamo molto… non è detto però che tutti siano così autoiroinici… ecco allora che serve un certo equilibrio e una certa delicatezza».

Quando avete iniziato a muovere i primi passi nella comicità avevate qualche idolo o punto di riferimento? Ed oggi, chi stimate tra i vostri colleghi?
«Noi siamo cresciuti a pane e commedia all’italiana: tra Sordi e Totò. Credo che da piccolo conoscevo più questi che i cartoni animati. Gli anni dopo c’erano Villaggio, Verdone, Aldo Giovanni e Giacomo e tanti altri che ci hanno ispirato molto… Tra i contemporanei ce ne sono tanti: tra i nuovi ad esempio Valerio Rondini o Emanuela Fanelli».

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