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Pesaro

«Un miliardo e mezzo di registrazioni». Così il Ros di Ancona ha preso gli ‘ndranghetisti

Il comandante di Ancona D'Ecclesiis: «A febbraio 2019 avevamo individuato le auto ma le targhe erano state clonate».

Francesco D’Ecclesis
Il comandate del Ros di Ancona Francesco D’Ecclesis e il comandante provinciale dei carabinieri di Ancona Colonnello Carlo Lecca

ANCONA – Tre anni a spulciare video, celle telefoniche, targhe di auto, mail e il traffico internet. Così è stato dato lo scacco matto alla giovane cosca calabrese responsabile del delitto di Pesaro. «Che ci trovavamo di fronte ad uno scenario mafioso è stato subito ovvio – ha spiegato Francesco D’Ecclesiis, capo del Ros di Ancona – occorreva però arrivare alle prove. In tre anni gli uffici hanno vagliato un miliardo e mezzo di dati di traffico, tra videoregistrazioni, cellulari e web con oltre 600mila mail».

Nella lunga attività di indagine che ha portato i carabinieri del Ros a risalire agli autori dell’omicidio Bruzzese ci sono stati  programmi informatici ad hoc e «anche quando pensavamo di averli in pugno – ha osservato D’Ecclesiis – ci siamo dovuti più volte ricredere perché hanno agito molto abilmente. A febbraio 2019 siamo arrivati ad individuare le auto con cui si erano spostati per Pesaro. Avevamo le targhe quindi pensavamo ‘adesso è fatta’ invece le targhe erano state clonate».

I fermati si sono avvalsi di documenti falsi e vari accorgimenti utili ad impedire la propria identificazione. Diversi i tentativi fatti dalla cosca per contattare i fratelli del Bruzzese ucciso la notte di Natale, residenti in località protette. Avevano fatto sopralluoghi e monitoraggi anche lì. La regione però sarebbe ancora una isola felice per quanto riguarda la criminalità organizzata. «Non c’è una struttura di ‘Ndrangheta ma le cosche ormai si muovono acquisendo notizie sul luogo di ubicazione – ha detto il generale Pasquale Angelosanto, comandante nazionale del Ros -. Individuare i responsabili è stato importante perché restituisce fiducia ai collaboratori di giustizia e ai loro familiari». Stando al numero uno del Ros la ‘Ndrangheta è oggi l’organizzazione più pericolosa perché « ha componenti imprenditoriali, si infiltra nell’apparato della pubblica amministrazione con alte capacità corruttive». Agire a Pesaro era «per dare un segnale e riaffermare la loro potenza visto che erano in fase di riassetto».