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Pesaro

Monte Porzio, sciopero alla Baioni Crushing Plants. Fiom: «Non barattiamo la cassa integrazione»

I lavoratori della storica azienda della Val Cesano in presidio davanti ai cancelli per «rivendicare trasparenza e correttezza nell’utilizzo della cassa integrazione»

Lo sciopero alla Baioni

MONTEPORZIO – I lavoratori della Baioni Crushing Plants di Monte Porzio, storica azienda del settore delle cave e miniere della Val Cesano, sono in sciopero da venerdì 5 febbraio per «rivendicare trasparenza e correttezza nell’utilizzo della cassa integrazione e chiedono l’apertura di un tavolo di confronto per discutere di alcune tematiche legate al clima aziendale».

A segnalarlo sono Fabrizio Bassotti e di Giuliano Di Fiore della Fiom Cgil: «Pur riconoscendo l’oggettiva situazione di difficoltà in cui si trova ad operare l’azienda, i lavoratori insieme alla Fiom Cgil Pesaro Urbino, hanno deciso di proclamare lo sciopero quando, in sede di esame congiunto sull’utilizzo delle ulteriori 12 settimane di cassa integrazione, la direzione ha proposto di barattare il pagamento anticipato della CIG-COVID-19 in cambio della rinuncia alla pausa, circa 10 minuti, di cui i lavoratori godono.
Un atteggiamento inqualificabile soprattutto se si pensa allo sforzo che lavoratrici e lavoratori, definiti strategici ed essenziali durante il primo lockdown, hanno compiuto per garantire continuità produttiva
all’azienda.
La normativa emergenziale garantisce alle aziende di accedere facilmente al pagamento diretto da parte dell’INPS, anche in assenza di serie e documentate difficoltà finanziarie. Riteniamo però che in un momento così complicato debba prevalere il senso di responsabilità, evitando di scaricare ulteriori disagi su chi, oltre a perdere salario, subisce i tempi incerti di erogazione della cassa integrazione».

Dopo il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento Bassotti e Di Fiore chiudono: «È facile immaginare le difficoltà che lavoratrici e lavoratori della Baioni Crushing Plants sono costretti ad affrontare. Riteniamo assurdo solo poter pensare di “contrattare” l’utilizzo corretto della Cassa Integrazione Guadagni, che per causale di utilizzo porta il nome della malattia ad oggi responsabile di 2,3 milioni di morti, in cambio di un peggioramento della situazione lavorativa.
Limitare però al mancato anticipo della CIG-COVID19 le motivazioni dello sciopero non è esaustivo. I lavoratori contestano la decisione aziendale di lasciare in cassa a 0 ore alcune maestranze e con lo sciopero
vogliono dimostrare solidarietà ai colleghi che, nel pieno della pandemia, sono collocati da mesi ai margini del progetto aziendale, senza nessuna spiegazione.

Resta di primaria importanza inoltre aprire un tavolo di confronto per cercare di affrontare alcune criticità che stanno rendendo il clima aziendale sempre più teso».