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Pesaro

Fano, Tso allo studente delle superiori che rifiutava la mascherina: il web insorge

La maggior parte delle persone che ha preso posizione non dice che il comportamento non fosse da condannare, ma che la soluzione scelta, un Tso, sia stata abnorme rispetto alla problematica. Inserra: «Non prendiamo l’abitudine a dare risposte brevi per questioni che invece necessitano calma»

FANO – Un vero e proprio tornado di polemiche innescato dalla notizia dello studente delle superiori che, dopo aver rifiutato di indossare la mascherina, è stato portato e trattenuto dai sanitari del 118 a Psichiatria. È successo nella mattinata del 5 maggio presso l’istituto Olivetti di Fano. Nelle ultime 24 ore, la notizia è divenuta subito virale sul web innescando reazioni estremamente contradditorie anche se, specialmente sui social frequentati dai più giovani, impazza l’hashtag #fatemiunTso.

L’episodio per la verità è stato l’epilogo di una protesta da parte del 18enne che perdurava già da giorni contro l’obbligo di indossare la mascherina e che aveva già costretto i docenti ad allontanarlo dall’aula e dai suoi compagni. Mercoledì mattina la situazione è ulteriormente degenerata: il giovane fanese si sarebbe incatenato a un banco facendo partire due ore di estenuanti trattative dove l’oggetto del contendere era sempre la sua pretesa di restare in classe senza indossare i necessari dispositivi di protezione.

La maggior parte delle persone che hanno preso posizione non dicono che il comportamento non fosse da condannare ma che la soluzione scelta, appunto un Tso, sia stata abnorme rispetto la colpa a cui forse sarebbe stato più congruo infliggere un provvedimento disciplinare che poteva ricorrere magari alla sospensione.

La casella mail del sindaco, che ha firmato l’autorizzazione al trattamento sanitario obbligatorio, sarebbe stata letteralmente travolta da messaggi e missive a firma anche di docenti e psicologi riguardo l’esagerazione del provvedimento che lambisce la libertà dell’individuo. Seri al riguardo non avrebeb voluto rilasciare nessuna dichiarazione.

Un’utile analisi è quella che ci ha fornito Vito Inserra di Libera.mente ODV: «Premesso che un ricovero nel reparto di psichiatria non debba scandalizzare nessuno, trattandosi di specialistica medicale come lo sono altre specialistiche ed invece ancora scatta una pruriginosa meraviglia ogni volta che avvengono fatti collegati ad accadimenti come quello di questo diciottenne che dopo avere preso una posizione radicale e manifestandola apertamente e in modo disturbante, viene letto subito sopra le righe e quindi ‘istituzionalizzato’ con il ricovero in psichiatria, e se il ragazzo non è d’accordo ecco la scelta della via più comoda e corta che è quella di un sicuro trattamento sanitario obbligatorio. No, non funziona così, la letteratura in questi casi prevede l’ascolto immediato della persona e anche con tempi lunghi e necessari a fare abbassare i livelli dell’accadimento. Due ore non sono bastate a convincerlo? bene, si prosegua con tutto il tempo e la pazienza della relazione necessari. Non ci sono risorse umane e disponibilità di servizi di territorio adeguati?, non è una giustificazione per passare in breve alle ‘vie di fatto’ come è accaduto con questo giovane che non voleva fare la guerra ai marziani o proclamarsi Napoleone visto il periodo. Voleva solo, in modo evidente e scomodo per tutti, dire che la nostra Carta va attesa anche nelle libertà personali. Questo giovane era in quei momenti pericoloso, per se stesso prima di tutto, e anche per altre persone?, questo giovane aveva bisogno di assistenza medicale e farmacologica eventuale adeguata? questo giovane non poteva ricevere assistenza adeguata in quel contesto del fatto accaduto? Beh, è in questi casi che scatta l’obbligo coatto sanitario. Insomma non prendiamo l’abitudine a dare risposte brevi per questioni che invece necessitano di ponderazione di calma di preparazione all’ascolto di cultura di salute e non di malattia. È difficile e impegnativo ciò? sì, lo è e tale comportamento fa la differenza tra una medicina di territorio civile e adeguata e una medicina vista solo e principalmente come correzione e non come salute e guarigione».