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Pesaro

Fano, Seri sul rischio idrogeologico: «Servono urgenti contributi della Regione»

Alcuni come l’Emilia-Romagna e, proprio in questi giorni, la Puglia hanno messo a disposizione dei comuni contributi per far fronte alla consulenza tecnica per la stesura dei piani. Seri: «Faccia altrettanto la Regione Marche»

Senigallia coperta dal fango (Foto Federico Stella)

FANO – «Chiedo che la Regione stanzi contributi per far fronte alla consulenza tecnica di accompagnamento per la stesura dei piani mettendo i Comuni nella condizione di evidenziare e far fronte alle criticità». Dopo la terribile tragedia che ha colpito il nostro territorio, il sindaco Seri chiede una programmazione da parte della regione Marche per contrastare il dissesto idrogeologico.

«Non è facile intervenire dopo i disastri che ormai troppo spesso si verificano a causa di eventi climatici estremi ed è ancora più difficile e delicato farlo dopo che questi tragici eventi si sono portati via la vita di molte persone, alle cui famiglie voglio ancora esprimere senso di vicinanza e solidarietà. Non mi permetto e non voglio entrare nel merito delle eventuali responsabilità, a questo ci penserà la magistratura se ci sono elementi che fanno pensare a negligenze colpose, spero solamente che davanti a questi fatti non si attivi il solito gioco del cerino che inevitabilmente finisce sempre per scottare l’amministratore locale, l’ultimo della fila che non ha più a chi passarlo».

Massimo Seri
Massimo Seri

«Seguo le tematiche di rilevanza europea degli enti locali nell’ambito delle attività di AICRE e ANCI -continua Seri – l’Unione Europea è da un decennio che ha sviluppato una strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici e sollecita i Paesi membri a sviluppare strategie coerenti con il quadro comunitario e adottare i relativi piani d’azione nazionali, regionali e locali. Attuare una strategia significa definire una visione a breve, medio e lungo termine, che partendo dalla messa a fuoco puntuale delle criticità e vulnerabilità territoriali, individua i settori d’intervento, le azioni principali e trasversali e infine gli attori principali. Un piano d’azione significa attuare almeno parte di questa strategia tramite la costruzione di un’efficace governance, l’allocazione di fondi e l’applicazione di un sistema di monitoraggio e valutazione delle azioni intraprese. In Italia il governo iniziò a interessarsi del Piano di Adattamento Climatico nel 2015, ritenendolo giustamente lo strumento di svolta per un intervento strutturale di prevenzione e difesa del territorio. Il piano vide la sua prima stesura nel 2018 da parte del Ministero dell’Ambiente ma non fece in tempo ad essere approvato nel termine della legislatura, ad oggi ancora non c’è traccia».

Sulla scia di quanto previsto dalla strategia europea diversi comuni d’Europa avevano sottoscritto e aderito al Patto dei sindaci per l’energia e il clima impegnandosi volontariamente a monitorare e ridurre il consumo di energia da fonti fossili e avviare una mappatura per la Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici sul proprio territorio. Nella maggior parte dei casi purtroppo questo impegno non si è tradotto in un piano d’azione vero e proprio, a causa della indisponibilità di adeguate competenze interne e della mancanza di risorse per far fronte a consulenze tecniche specialistiche. Alcune regioni come l’Emilia-Romagna e, proprio in questi giorni, la Puglia hanno messo a disposizione dei comuni contributi per far fronte alla consulenza tecnica di accompagnamento per la stesura dei piani. Mi sento di chiedere che faccia altrettanto la Regione Marche, consentendo ai comuni di muoversi per tempo nella definizione delle criticità idrogeologiche e dei relativi interventi in attesa che il prossimo Governo metta tra le priorità l’Approvazione del Piano Nazionale e stanzi le risorse. L’assenza del piano Nazionale e dei piani regionali e locali lasciano la situazione in una giungla di competenze dove le responsabilità incrociate di una miriade di soggetti rendono impossibili anche gli interventi più semplici e necessari. Su energia e gestione del territorio occorre superare definitivamente la barriera burocratica che i comuni si trovano ad affrontare su ogni intervento».