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Pesaro

Fano, Passaggi Festival: intervista al direttore di Rai News Antonio Di Bella

II giornalista ha parlato del suo ultimo libro "L'assedio" ma anche della situazione attuale del mondo dell'informazione: «Chi consulta un sito o legge un giornale non lo fa più per schiarirsi le idee, bensì per trovare conforto nei propri pregiudizi»

Antonio di Bella
Antonio di Bella

FANO – È ufficialmente iniziata l’edizione 2021 del festival della saggistica Passaggi. Noi di CentroPagina non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di intervistare Antonio Di Bella, uno degli ospiti più prestigiosi che nella giornata del 18 giugno ha presentato il suo ultimo libro L’assedio. Washington, 06/01/2021. Cronaca del giorno che ha cambiato la storia. Il giornalista, direttore di Rai News e storico corrispondete da New York per il Tg1, nel suo libro ripercorre quanto accaduto ad inizio 2021, quando un gruppo di rivoltosi ha fatto irruzione nella sede del Congresso americano, procurando alla democrazia americana quella che rischia di essere una ferita mortale.

A distanza di quasi 6 mesi da quanto successo a Washington, come è cambiata la lettura di quanto accaduto al Campidoglio americano? La brace brucia ancora sotto la cenere?
«È passato diverso tempo ma sarebbe sbagliato pensare che questa ferita alla democrazia si sia già rimarginata. Un pezzo di America ritiene ancora che Biden sia un presidente illegittimo e continua a pensare che la marcia al Campidoglio sia stata una marcia pacifica. Tutto questo in sintonia con Putin che negli ultimi giorni ha di fatto rivendicato il diritto degli eversivi di contestare il risultato delle elezioni americane».

Lei è un grande protagonista del mondo del giornalismo: come è cambiato, se è cambiato, durante questi mesi di pandemia?
«Si è andata affermando sempre di più la crisi del giornalismo come elemento di discernimento della verità. In America soprattutto, ma è un fenomeno su larga scala: chi consulta un sito o legge un giornale non lo fa più per schiarirsi le idee, bensì per trovare conforto nei propri pregiudizi. Un atteggiamento molto tipico dei social network; un atteggiamento che allontana la ricerca della verità: prevalgono le affermazioni mendaci a discapito della verità e delle indagini».

Da diversi anni è stata annunciata la morte, a causa anche dei social, della carta stampata. Si parla di un’involuzione del giornalismo dove ci sarà sempre meno spazio per gli approfondimenti a favore della velocità: quale è la sua opinione? Cause e possibili rimedi?
«È difficile da dire: l’esempio americano al riguardo è interessante. Di fronte ad un presidente (ndr:Trump) che aggirava i giornali per rivolgersi al suo popolo attraverso i social, alcune testate hanno trovato un nuovo rilancio come il Newyork Times o il Washington Post che, facendo verifiche e inchieste sulle falsità dette da Trump, hanno trovato il favore del pubblico che ha iniziato a riabbonarsi…un esempio di come il giornalismo non sia ancora finito».