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Pesaro

Fano, malato oncologico in attesa per 10 ore al Pronto soccorso: «Basta!»

Protagonista della vicenda un 76enne trattato attualmente con terapie radio e chemio, che è dovuto ricorrere al 118 a causa di una pressione arteriosa minima di 36 potenzialmente pericolosa

FANO – Tenuto in attesa per 10 ore al Pronto soccorso. Potrebbe sembrare una storia (purtroppo) come tante: le attesa, quando ci si rivolge al Pronto intervento, difficilmente sono corte e spesso ci si ritrova a trascorrere giornate intere nella sala di attesa insieme ad altre persone che necessitano di cure più o meno urgenti.

A rendere più grave l’episodio, riportato anche su di una nota piazza social, il fatto che il protagonista di questa vicenda è un 76enne, malato oncologico, trattato attualmente con terapie radio e chemio, che è dovuto ricorrere al 118 a causa di una pressione arteriosa minima di 36 e quindi potenzialmente pericolosa (una pressione bassa inferiore a 50 / 33 mmHg è considerata ipotensione di grado severo). Non solo: notoriamente l’iter curativo oncologico è altamente debilitante è tende a rendere il paziente molto più vulnerabile di un soggetto sano. Viene da chiedersi se, oltretutto in un periodo dove ancora il Covid serpeggia, sia appropriato lasciare in attesa un anziano per quel lasso di tempo. Una scelta abbondantemente contestata dall’autore del post che ritiene che, alcune scelte a carico di qualche medico, siano quanto meno biasimevoli.

«Un malato oncologico di 76 anni in cura con radio e chemio tenuto nella sala d’attesa del Pronto soccorso di Fano dalle 11 del mattino alle 21 ( giudicato codice verde) dopo che il 118 era venuto a prenderlo a casa per una pressione arteriosa minima di 36, trattato con sufficienza e superficialità dal medico di turno che non ha nemmeno aperto la sua cartella clinica per verificare le tante patologie…senza medicinali perché ‘non siamo tenuti a darteli’ dice lui… – e conclude – Colpa del sistema? Sicuramente… colpa degli infermieri? No…Colpa di qualche medico fenomeno? Si! Succede a Fano… Basta!».

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