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Fano, Ciclovia adriatica: arriva la bocciatura da parte degli ambientalisti: «Zero dialogo con l’amministrazione»

Legambiente, La Lupus in Fabula e l’Associazione Naturalistica Argonauta puntano il dito sulle criticità del tratto fanese del percorso che dovrebbe collegare Trento a Santa Maria di Leuca

Ciclovia adriatica di Fano
Ciclovia adriatica di Fano

FANO – La Ciclovia adriatica non s’ha da fare. Il diniego in coro stavolta non arriva paradossalmente dalle associazioni ambientaliste di Fano. Nello specifico Legambiente, La Lupus in Fabula e l’Associazione Naturalistica Argonauta. Proprio loro che sono da sempre i baluardi del green e dell’ambiente hanno mosso più di un’obiezione verso il progetto che prevede la realizzazione di una ciclopedonale che va da Trento a Santa Maria di Leuca, collegando la costa adriatica da nord a sud. La proposta è ambiziosa e di per sé valida: ogni Comune deve presentare la propria soluzione di realizzazione del tratto di interesse.

Relativamente al Comune di Fano, le associazioni ambientaliste sono state coinvolte molto tardi e solo dalla presentazione del secondo tratto in poi. Una mancanza che non è passata inosservata alle varie istanze in campo: da tempo sia le associazioni che i comitati della città chiedono un maggior coinvolgimento nelle scelte dell’amministrazione, perché solo attraverso il confronto si può arrivare ad una giusta sintesi.

«Relativamente al tracciato scelto dal Comune di Fano, abbiamo riscontrato importanti problematiche da un punto di vista di tutela e valorizzazione ambientale, come per esempio che parte di questa ciclovia attraversa buona parte dell’area di nidificazione del Fratino, specie bandiera e protetta a livello europeo. Si è chiesto perciò di spostare la ciclabile, facendola rientrare a monte della ferrovia, per non creare disturbo a questa specie. Tra le problematiche naturali riscontriamo anche un eccessivo uso del suolo, perché si vuole costruire buona parte del secondo tratto (con un’ampiezza di tre metri) sulla spiaggia, che è area demaniale. La nostra proposta è stata quella di spostare il percorso su via Cappellini, ma non è stata accettata dall’amministrazione comunale. – proseguono ad unisono .- Facciamo presente agli amministratori che l’erosione costiera non è un problema di secondaria importanza e le conseguenze a lungo termine vanno prese in considerazione nella realizzazione di progetti che dovrebbero durare decenni. Inutile anche sottolineare che questa ciclabile sarà scarsamente fruibile nel periodo invernale e quindi ha poca utilità da un punto di vista sociale e culturale sia per i turisti che per i cittadini».

Tra i problemi segnalati anche quello inerente al parcheggio sulla foce del Metauro, «parcheggio pericoloso per l’incolumità pubblica: In un periodo in cui abbiamo visto l’incremento di fenomeni atmosferici estremi non si può non considerare pericoloso un parcheggio dentro la foce. La strada andrebbe quindi chiusa al traffico di auto e si dovrebbe rifare l’ingresso al campeggio, attraverso un nuovo sottopasso ferroviario, in una via già esistente e più sicura, anche attraverso questo progetto».

Per concludere le associazioni hanno presentato le loro proposte alternative che non sarebbero però state minimamente prese in considerazione: «Ci chiediamo ora come sia possibile che la Sovrintendenza abbia approvato tale progetto. Progetto per cui potremmo essere d’esempio per il resto delle città ma evidentemente si preferisce la mediocrità».

Pamela Canistro per Legambiente Fano ha rincarato la dose: «Questo progetto oltre ad essere brutto, non rispecchia l’obiettivo principale di collegare l’Italia da Nord a Sud lungo la costa adriatica, in quanto la pista non potrà essere utilizzata nel periodo invernale o comunque nel periodo delle mareggiate. Inoltre, un buon progetto per essere tale deve anche essere replicabile. Come detto in sede di riunione, il tratto pensato per Fano non è assolutamente replicabile. Siamo stanchi di progetti GreenWhashing!»

Dello stesso tenore Claudio Orazi, La Lupus in Fabula «Sui tratti progettati o realizzati nel comune di Fano c’è stato il silenzio assenso dell’associazione For-Bici che aderisce alla Fiab nazionale, il cui acronimo significa Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Cosa c’è sul rispetto dell’ambientale in progetti che per essere realizzati hanno comportato l’inutile abbattimento di 50 grossi tamerici, che andranno a cementificare oltre 3 km di arenile, che costringeranno un uccello con grosse problematiche di conservazione a cambiare luogo di nidificazione, che spianeranno le uniche dune con giglio marino presenti nel territorio comunale?».

Virgilio Dionisi, Argonauta sottolinea invece le problematiche riguardanti la salvaguardia del Fratino: «Nel tratto di spiaggia di Torrette dove nidifica il Fratino anche quest’anno i nostri volontari sono intervenuti perimetrando i nidi per impedirne la distruzione per calpestio involontario o per il passaggio di mezzi meccanici. Nel solo tratto di spiaggia antistante il Camping di Torrette, da marzo a maggio, i mezzi meccanici dell’ASET sono intervenuti ben tre volte, in quanto la sabbia si era accumulata contro la recinzione del campeggio. Se dovesse passare proprio lì la Ciclovia Adriatica, gli amministratori pubblici locali, oltre a dimostrare la mancanza di sensibilità per la salvaguardia della biodiversità (mettendo a rischio la nidificazione ed il successo riproduttivo dei fratini), saranno responsabili di una pista ciclabile periodicamente invasa dalla sabbia».

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