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Pesaro

Fano, sul caso dello studente sottoposto a Tso interviene lo psicoterapeuta Paggi: ecco cosa bisogna sapere

La protesta del giovane contro l'utilizzo della mascherina e il trattamento obbligatorio non sono stati consequenziali. «Si procede con un Tso solo nel caso in cui la situazione venga ritenuta compromessa da un punto di vista clinico»

FANO – È oramai divenuta di dominio pubblico la vicenda del giovane studente dell’Istituto Olivetti di Fano prelevato dalle forze dell’ordine, trasferito nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Pesaro e sottoposto a TSO. Sulla questione sono intervenute pubblicamente una moltitudine di associazioni tra cui il Telefono Viola (associazione che nasce a Roma nel 1991 e che fornisce strumenti culturali su come potersi difendere da eventuali abusi nei trattamenti sanitari psichiatrici) o Libera.mente ODV. Sull’accaduto ha detto la sua anche il Sindaco Seri, firmatario del trattamento sanitario obbligatorio ma, come spessa accade, il fatto è diventato argomento di punta delle principali piazze social cittadine venendo strumentalizzato e distorto.

La confusione più grande sta nel ritenere intrinsecamente connessi la protesta messa in atto dal 18enne e la misura del Tso. L’episodio è stato infatti distorto da coloro che hanno voluto leggere la vicenda come un’azione di forza da parte delle istituzioni verso una presunta libertà di pensiero nei riguardi dello studente. Limitandoci a raccontare i fatti non è quello che oggettivamente è accaduto: il giovane, ritendo che l’obbligo della mascherina fosse incostituzionale, ha deciso di protestare rifiutando di indossare il dispositivo, così infrangendo le regole vigenti nell’istituto scolastico. Una protesta peraltro iniziata già da svariate settimane e culminata con l’episodio in questione.

A seguito del suo gesto, dopo una trattativa perdurata diverso tempo, il giovane è stato trasportato al Pronto Soccorso e lì avrebbe manifestato comportamenti che hanno fatto optare i sanitari presenti per il TSO. Se il provvedimento scelto sia stato eccessivo o meno è impossibile saperlo e presumibilmente sarà oggetto di future discussioni e battaglie legali. È scorretto comunque ritenere che il Trattamento Sanitario Obbligatorio sia stato una punizione perché lo studente non si sarebbe allineato alle regole imposte.

Dott. Luca Paggi, psicologo e psicoterapeuta
Dott. Luca Paggi, psicologo e psicoterapeuta

Per dare chiarezza sul provvedimento scelto e per avere un parere da un addetto ai lavori, abbiamo chiesto un’opinione allo psicologo e psicoterapeuta Dott.Luca Paggi, specializzato in psicoanalitica e psicodramma e docente in materie psicosociali: «Vorrei portare una riflessione sull’esatta interpretazione del trattamento sanitario obbligatorio come intervento sanitario in casi di urgenza dovuta ad un acuzie di natura psichiatrica. A differenza di quello che è ritenuto come luogo comune, l’applicazione del TSO non è consequenziale ad una situazione di “pericolo per sé stessi o altri”, questa rappresenta solamente un contesto di partenza dal quale poi viene organizzato un intervento che non necessariamente sfocia in un TSO. Con la riforma Basaglia si abbandona definitivamente il concetto di pericolosità del paziente psichiatrico, e se la nozione precedente bastasse di per sé a giustificare un TSO non sarebbe altro che una semplice prosecuzione dell’etica che veniva perseguita nei vecchi manicomi. Prima di predisporre l’intervento di TSO è necessario che il soggetto venga valutato da due medici, di cui almeno uno psichiatra facente parte del servizio pubblico, che constatano e certificano la situazione acuta del paziente e propongono un intervento e una terapia farmacologica idonea al caso specifico; qualora il soggetto non sia in grado di ricevere le cure specifiche, si rifiuti di assumere le terapie prescritte necessarie, e non sia possibile prendere misure extra ospedaliere, gli specialisti prendono in considerazione il ricovero in TSO. Il TSO viene usato solo in casi eccezionali, dopo aver espletato ogni possibile tentativo di entrare in contatto con il paziente. Quindi non è la pericolosità in sé che giustifica il trattamento ma il rifiuto del paziente di sottoporsi ad una cura necessaria; la procedura del ricovero TSO viene presa in considerazione solo se strettamente necessaria. Il TSO è disposto con un provvedimento del sindaco, quale massima autorità sanitaria all’interno del proprio Comune. Egli emana l’ordinanza del TSO solo in presenza di tre condizioni: due certificazioni mediche che attestano che la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici; gli interventi vengono rifiutati e non è possibile adottare tempestive ed idonee misure extra ospedaliere. Si sottolinea che tutte le condizioni sopra elencate devono essere presenti contemporaneamente. La proposta di TSO inoltre deve essere motivata in base al caso specifico».

Il dottor Paggi entra ancora più nel dettaglio della vicenda e su come la misura del TSO possa incidere sugli adolescenti: «Per quanto riguarda gli adolescenti e i giovani adulti va prestata una particolare attenzione al loro possibile rifiuto di un colloquio o di una terapia idonea. Questa categoria di soggetti potrebbe non collaborare tenendo un atteggiamento di sfida e di generale sfiducia nei confronti delle istituzioni, tipico della loro età, oppure per una reale incapacità di farlo dovuta appunto alle condizioni cliniche. È dovere del professionista psichiatrico individuare le reali motivazioni del loro rifiuto tenendo conto di queste particolarità ed adottare un atteggiamento sicuramente più paziente e accogliente rispetto a soggetti di altre età, per sviluppare sul momento una relazione di aiuto basata sulla fiducia. Solo nel caso in cui egli concluda che la situazione sia compromessa da un punto di vista clinico, allora si potrebbe procedere con un TSO».