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Pesaro

Export Pesaro Urbino, mobile stabile nonostante la pandemia. Tessile grave al -23%

La Cna Pesaro Urbino ha commentato i dati delle esportazioni della provincia nel 2020, rispetto al 2019. «Ora servono infrastrutture materiali e digitali per ripartire»

PESARO – Export meccanica e mobile della provincia di Pesaro limitano le perdite. Le esportazioni nella manifattura perdono il 12% nelle Marche e si fermano a 10 miliardi e 800 milioni di euro. Il saldo tra il 2019 e il 2020 è pesante ma meno grave di quanto ci si potesse attendere visto il fermo di molte attività produttive a causa del lockdown.

In provincia di Pesaro e Urbino, secondo la Cna Pesaro Urbino, le esportazioni della manifattura subiscono una contrazione che si attesta complessivamente sulle stesse percentuali. Nella meccanica (esclusa la nautica), la differenza nell’export tra 2020 e 2019, nella provincia di Pesaro, si attesta attorno ad un -11%, con un fatturato che nel 2020 è stato di 1 miliardo e 514 milioni di euro. Nel legno-arredamento la contrazione è stata ancora minima (-2% a livello regionale) e -1% a livello provinciale con 300 milioni di euro di esportazioni fatturate alla voce mobile arredamento. Il dato più pesante è riferito invece al tessile-abbigliamento con un 27% in meno a livello regionale (oltre 1 miliardo e 600 milioni), che in provincia di Pesaro e Urbino si attesta ad un 23% in meno con un fatturato che ha cubato appena 120 milioni di euro.

I dati sono stati illustrati nel corso dell’Assemblea elettiva CNA di Pesaro e Urbino dei settori Legno-Arredamento, Meccanica e Moda dal segretario provinciale, Moreno Bordoni. Cifre sulle quali si è sviluppata una riflessione a tutto tondo sull’importanza di un settore strategico nell’economia provinciale che ha bisogno di ripartire al più presto in sicurezza. «Per questo – ha detto Bordoni – è importante andare avanti speditamente nella campagna vaccinale per la quale abbiamo messo a disposizione anche le nostre sedi territoriali. Ma per la ripresa sarà importante anche il Pnrr (il Piano nazionale di ripartenza e resilienza), che dovrà prevedere grandi investimenti a favore del sistema Paese e delle imprese. Non possiamo perdere i soldi dell’Europa e del Recovery Plan e servirà che parte di questi vengano utilizzati nei territori».

A questo proposito non sono mancati riferimenti alla cronica carenza di infrastrutture in provincia, ultima nei collegamenti materiali (strade, ferrovie centri intermodali), così come nella rete infrastrutturale dati e nelle connessioni alle reti (telefonia e internet). «Un gap che le imprese, soprattutto quelle dell’entroterra, pagano ogni giorno e che non permettono alle attività del nostro territorio di competere sui mercati internazionali. Soprattutto in un periodo in cui non ci sono più manifestazioni fieristiche internazionali e tutto si svolge virtualmente».