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Pesaro

Direzione Antimafia: «Nella provincia di Pesaro riciclaggio di cosche calabresi e campane»

Il rapporto semestrale della Dia evidenzia «la presenza di gruppi legati ad 'ndrangheta e camorra». Hanno comprato terreni e beni immobili. Ecco la vicenda

Direzione Investigativa Antimafia

PESARO – Pesaro e le infiltrazioni legate al riciclaggio di denaro dentro il rapporto semestrale della Direzione investigativa Antimafia. Nel documento si legge infatti che «nella provincia di Pesaro-Urbino sono state rilevate e accertate presenze di elementi collegati alle cosche calabresi e campane dedite al riciclaggio ed allo spaccio di stupefacenti».

Da registrare l’operazione di settembre con 9 arresti a Reggio Calabria, con la confisca anche di un terreno edificabile anche nella provincia di Pesaro a Frontone. Gli arresti hanno riguardato persone della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte, considerata dagli inquirenti dipendente della famiglia mafiosa Alvaro di Sinopoli, che ha comprato un terreno edificabile anche in provincia di Pesaro.  

Nel rapporto si cita anche l’operazione con la quale i Carabinieri, nel settembre 2019, hanno arresto in flagranza di reato, nella provincia di Pesaro Urbino, un uomo originario di Sinopoli (RC) responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nonché di detenzione illegale di arma clandestina con matricola abrasa.

La Dia poi parla di un’altra operazione: «Nel dettaglio la provincia è stata teatro del sequestro, operato il 2 maggio 2020 dalla Guardia di finanza, di beni riconducibili ad un imprenditore edile collegato al gruppo mafioso Sposato Tallarida di Taurianova (Rc). La sua figura era già emersa in seno all’operazione “Terramara Closed” condotta nel dicembre 2017. I successivi accertamenti economico/patrimoniali hanno confermato la contiguità con il sodalizio mafioso e la sproporzione tra il reddito dichiarato ed il patrimonio posseduto. Tra gli immobili sequestrati, due sono ubicati a Saltara (Pu)».

Un’operazione che aveva preso avvio l’anno precedente, quando la Guardia di Finanza aveva sequestrato a un altro imprenditore, ritenuto figura di vertice sempre del gruppo Sposato-Tallarida. Il provvedimento aveva riguardato beni per un valore stimato in oltre 13 milioni di euro, interessando, tra l’altro, un immobile a Colli al Metauro.

Altro focus sulla Camorra. «In merito al patrimonio illecito del clan Mallardo, il 19 aprile 2020 la Guardia di finanza di Bologna e Rimini ha eseguito un provvedimento di sequestro, tra le province di Pesaro, Napoli e Rimini, di beni immobili, quote societarie e rapporti di conto corrente per un valore di circa un milione di euro nei confronti di un imprenditore di 60 anni, ritenuto un elemento di spicco dei Mallardo».