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Pesaro

Crisi idrica Pesaro-Urbino, la capacità degli invasi ridotta di oltre il 50%

Dei 2,8 milioni di metri cubi Tavernelle, Furlo e San Lazzaro ne contengono 1 milione. Le proposte dei consiglieri regionali Biancani e Ruggeri

La gola del Furlo

PESARO URBINO – Crisi idrica, la capacità degli invasi è ridotta di oltre il 50% per i sedimenti sul fondo. Negli anni la capacità degli invasi di Tavernelle, FurloSan Lazzaro si è notevolmente ridotta fino a scendere di oltre il 50% della capienza originaria, passando da 2,8 milioni di mc a circa 0,9 milioni, a causa della mancata pulizia dai depositi di ghiaia e fango accumulati negli anni.

I consiglieri regionali Andrea Biancani e Marta Ruggeri intervengono sulla questione: «La diminuzione delle piogge, legata al cambiamento climatico, rallenta il rifornimento non solo delle acque superficiali ma anche di quelle sotterranee. Molte sorgenti da cui attingiamo l’acqua si stanno lentamente esaurendo. In una provincia che per circa l’80% utilizza acqua di superficie proveniente da fiumi e invasi, questa situazione rischia di avere effetti ancora più preoccupanti.  

Su questo tema serve programmazione per migliorare le reti e ridurre le perdite, anche se la vera priorità per il nostro territorio è l’approvvigionamento, ovvero l’acqua da mettere nei tubi.

Per questo nella mozione chiedo alla Regione di impegnarsi, come prima cosa, sulla pulizia degli invasi che rappresentano la principale riserva d’acqua per il territorio. È importante, viste le continue emergenze, che la Regione solleciti ENEL Green Power, che gestisce in concessione gli invasi, l’attività di sfangamento e pulizia degli stessi prima del 2029 (anno previsto dalla convenzione). La priorità è la pulizia degli invasi perché ci consentirebbe di accumulare una maggiore quantità di acqua importante soprattutto nei momenti di maggiore criticità».

Per Biancani è necessario «il potenziamento e rinnovo delle reti. Chiediamo alla Regione di investire e sostenere i progetti dell’ATO (Provincia e Comuni) volti ad una maggior interconnessione degli acquedotti provinciali. Attualmente, infatti, solo la costa ha una rete di tubature che interconnette più sistemi permettendo di portare l’acqua dove manca. L’ATO giustamente propone di realizzazione interconnessioni anche a monte per permettere il collegamento tra i sistemi dei comuni dell’entroterra che sono quelli che più spesso, soprattutto in estate, sono costretti al rifornimento tramite autocisterne».

Infine il consigliere Pd chiude: «Occorre inoltre lavorare sulle perdite. È stato calcolato che a livello nazionale il 30% delle reti acquedottistiche ha più di 50 anni e quindi necessita di essere sostituito. Nel nostro territorio sono anche più vecchie e si calcola che nell’immediato sono da sostituire almeno 1500 km di reti. Considerando che cambiare un km di rete costa circa 100 mila euro, per rinnovare il tratto di reti più vecchio, occorrono almeno 150 milioni di euro. Un intervento molto esteso e complesso che richiederà comunque anni e nel frattempo invecchieranno altri tratti. Quindi sarebbe solo la prima tranche di un rinnovo complessivo dal costo di almeno 500 milioni di euro.

Le perdite sono un problema soprattutto in questi periodi di crisi ma va riconosciuto che la nostra provincia è abbastanza virtuosa, visto che la media delle perdite nazionali è di 22 mc al giorno per ogni km, mentre la nostra è di 6, contro medie di altri territori che arrivano a 43mc». 

Marta Ruggeri, consigliera regionale M5S sottolinea: «Nel settembre scorso infatti, quando nella provincia di Pesaro e Urbino cominciava ad affievolirsi una crisi idrica senza precedenti. La giunta regionale dovrebbe istituire una cabina di regia rappresentativa di tutti gli enti competenti in materia di risorse idriche e relativi interventi. La cabina di regia – specifica Ruggeri – dovrebbe programmare e far eseguire la pulizia di tutti gli invasi che abbiano perso oltre il 30% della loro capienza idrica iniziale a causa dei sedimenti fangosi. Un compito ulteriore sarebbe di definire e implementare in ogni ambito territoriale marchigiano le misure che contengano le perdite di adduzione e distribuzione idrica entro il limite del 20 per cento al massimo».

Ruggeri specifica un paio di obiettivi: «Il primo è garantire un adeguato e costante apporto vitale ai corsi d’acqua. È fondamentale tanto per l’ambiente fluviale quanto per l’uso agricolo o domestico. L’altro obiettivo irrinunciabile è assicurare acqua potabile a tutti i marchigiani, compreso chi non ne abbia accesso a causa della distanza dalla rete principale».