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Pesaro

Coronavirus, Confcommercio e Confesercenti Pesaro: «Bar e ristoranti riaprano prima»

Confcommercio scrive al presidente della Regione Marche Ceriscioli, chiedendo di anticipare le date. Confesercenti: «Si rischia il crollo del settore». Intanto anche i bar potranno consegnare a domicilio

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PESARO – Altre settimane di stop causa Coronavirus per i bar e ristoranti, Confcommercio e Confesercenti parlano di «situazione insostenibile» e anticipano che «molti esercizi non riapriranno». Intanto Cna fa sapere che anche per i bar è possibile il servizio di asporto.

«Troppo lontano il 1° giugno per bar e ristoranti, il rischio è che molti non riescano a riaprire». A lanciare l’allarme è la Confesercenti di Pesaro e Urbino che tasta quotidianamente il polso degli associati e percepisce la preoccupazione della categoria: «Occorre coniugare l’esigenza di difendere la salute con quella di ripartire – spiega Pier Stefano Fiorelli presidente Confesercenti di Pesaro Urbino assieme al direttore Giorgio Bartolini -; a livello nazionale e a livello locale Confesercenti è pronta a firmare anche protocolli di sicurezza aggiuntivi se questi potranno servire per permettere a ristoranti e pubblici esercizi di riaprire in tempi più brevi rispetto alla data del 1° giugno, fissata dall’ultimo decreto. Se tutto rimarrà così rischiamo un crollo del settore».

La Confcommercio ha inviato una lettera al governatore della Regione Marche Luca Ceriscioli chiedendo la possibilità di anticipare le aperture di negozi, bar e ristoranti. «Leggiamo che altre categorie intravedono la possibilità di anticipare il proprio lockdown e chiediamo pertanto di poterle far sentire anche le nostre istanze».

La presidente di Confcommercio Fano Barbara Marcolini e il direttore Amerigo Varotti dicono: «Altre tre settimane di blocco significano la morte certa di tante attività commerciali della nostra città. Due mesi e mezzo senza lavorare e incassare neppure un euro è una situazione insostenibile per aziende che lavorano con i flussi di cassa del momento e che servono per pagare stipendi, affitti, merci e tutti i costi di gestione che sosteniamo ogni mese. Si può andare al supermercato dove dentro ci sono decine e decine di persone e altrettante fuori a fare la fila, si può andare a lavorare in fabbriche dove ci sono centinaia di operai ma non si può entrare in un negozio, magari uno alla volta, dove c’è uno o massimo due addetti alle vendite? Mi sembra paradossale oltreché insensato».

I dati dell’Ufficio Studi Confcommercio parlano chiaro: settore vendite di abbigliamento e calzature (-100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali), immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo); bar e la ristorazione (-68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori).

Intanto oltre a ristoranti, pasticcerie, gelaterie, gastronomie, pizzerie, anche i bar delle Marche possono praticare l’asporto.

Cna Agroalimentare di Pesaro e Urbino chiarisce che oltre alla consegna a domicilio, gli esercizi che praticano somministrazione di alimenti e bevande in possesso dell’apposito requisito professionale e dunque a pieno titolo anche i bar, possono praticare l’attività di asporto dal 27 aprile in attesa che possano riaprire al pubblico il 1° giugno.

Ma, spiega la Cna, con determinate accortezze. Innanzitutto, occorre una prenotazione online o telefonica per evitare assembramenti all’interno degli esercizi. Il ritiro dei prodotti ordinati può avvenire solo su appuntamento, con ingressi dilazionati nel tempo e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta. Il titolare deve assicurarsi, inoltre, che il cliente permanga all’interno del locale il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce. Gli alimenti e le bevande acquistati non possono essere consumati sul posto.

Il packaging e i contenitori per l’asporto devono essere lavabili e sanificabili. Nel caso della cucina e della ristorazione, come da normativa nazionale, tra la fine della cottura del cibo e la consegna, non devono trascorrere più di 90 minuti.

L’orario di apertura degli esercizi commerciali di vicinato è consentito dalle ore 8 alle 21. L’attività di asporto è consentita dalle 7.30 alle 22. Il solo asporto di bevande non è consentito. Il 1 maggio è consentita l’attività di asporto.