Centro Pagina - cronaca e attualità

Pesaro

Pesaro, Carriera fonda il Movimento liberale italiano: «Basta limitazioni, vogliamo lavorare»

Il ristoratore fanese "dissidente" fonda un movimento di disobbedienza civile e pacifica, insieme a Giulio Borgognoni. «Daremo voce a partite Iva, cittadini e persone schiacciate dai Dpcm»

Umberto Carriera presenta il Movimento liberale italiano

FANO – Dopo le cene ribelli, le piazze e il sostegno di Vittorio Sgarbi, il ristoratore di Fano Umberto Carriera ha fondato il Movimento Liberale Italiano, assieme al manager Giulio Borgognoni.

La ragione sociale del movimento è quella di contrapporsi, con azioni di disobbedienza civile e pacifica, alle continue limitazioni imposte dal governo, attraverso Dpcm – a idea del movimento – del tutto arbitrari, che da troppo tempo obbligano sia le attività commerciali a non lavorare sia i cittadini a rinunciare ai loro diritti individuali e alle libertà personali costituzionalmente garantite.

«Il Movimento nasce dalla necessità non di fare politica ma di farsi sentire – ha spiegato Umberto Carriera all’Alexander Museum Palace di Pesaro – abbiamo fatto disobbedienza e tanti italiani sono pronti a seguirci. Vogliamo ribellarci a questi Dpcm e sostenere 1 milione di cittadini in difficoltà, partite Iva e chi non ha voce. Non siamo politici ma cittadini che non vogliono sottostare a misure ridicole. Fa rabbia che migliaia di famiglie non si ritroveranno a Natale, siamo al limite per questo vogliamo dire la nostra con il Mli».

Carriera, il 26 ottobre scorso, è stato il primo ristoratore ad aprire dopo l’orario consentito (le 18) uno dei suoi ristoranti, come manifestazione di protesta contro le restrizioni imposte dai Dpcm, continuando nelle settimane successive, nonostante le numerose sanzioni ricevute, ad aprire le sue attività, ospitando tra gli altri l’onorevole Vittorio Sgarbi allo «Chic» di Fano e all’«Osteria delle Candele» di Pesaro.

Chiarisce Carriera: «Non vogliamo sussidi dallo Stato, vogliamo lavorare e guadagnare in base alla nostra capacità imprenditoriale. Sento sulla mia pelle il peso degli oltre quaranta dipendenti che ho, di quaranta famiglie senza stipendio e con la cassa integrazione che arriverà chissà quando».