Pesaro

Caro affitti, Lugli (M5S Pesaro): «Mancano gli alloggi, a rischio una selezione sociale»

Il consigliere chiede correttivi: «Servono misure per limitare gli affitti brevi, categorie deboli svantaggiate»

Casa affitto

PESARO – Caro affitti, situazione delicata che viene messa sotto la lente di ingrandimento da Lorenzo Lugli, consigliere comunale M5S.

«Pesaro è una città che offre molti motivi di attrazione: il mare, la cultura, l’arte, lo sport, la qualità della vita. Ma per chi vuole vivere in affitto, è anche una città sempre più cara e difficile da sostenere. Secondo i dati di immobiliare.it, il prezzo medio degli affitti a Pesaro è di 10 euro al metro quadro, con punte di 11 euro nelle zone più centrali e richieste. Questo significa che per un appartamento di 50 metri quadri bisogna pagare circa 500 euro al mese, senza contare le spese condominiali e le utenze. Se si considera che il reddito medio pro capite a Pesaro è di circa 1.300 euro al mese, si capisce che l’affitto assorbe una parte consistente del budget familiare, soprattutto per i giovani, gli studenti e i lavoratori precari».

L’offerta di immobili in locazione non soddisfa la domanda crescente di alloggi. «Pesaro ha una popolazione di circa 95 mila abitanti, ma solo il 18% vive in affitto, mentre il resto ha case di proprietà o in comodato d’uso. Questo significa che ci sono pochi immobili disponibili per chi cerca una soluzione abitativa temporanea o alternativa all’acquisto. Inoltre, molti proprietari preferiscono tenere vuoti i loro immobili piuttosto che affittarli, per evitare il rischio di morosità, di danni o di lunghe procedure di sfratto.

Di segno opposto invece il mercato degli affitti brevi e turistici. Secondo i dati Istat, nel 2022 Pesaro ha registrato oltre 600 mila presenze turistiche, con un aumento del 6% rispetto al 2021. Questo ha spinto molti proprietari a convertire i loro immobili in affitti brevi o turistici, sfruttando le piattaforme online come Airbnb o Booking che consentono di guadagnare di più in meno tempo, ma riducono ulteriormente l’offerta di immobili in affitto a lungo termine e contribuiscono ad aumentare i prezzi».

Il caro affitti è un problema che affligge molte città italiane e comporta enormi conseguenze negative. Lugli spiega: «Riguarda gli inquilini e la società in generale, basti pensare all’aumento della povertà abitativa e al rischio di sfratto.  La difficoltà di accesso alla casa per le categorie più deboli, come giovani, studenti, lavoratori precari, anziani e famiglie a basso reddito che spesso non riescono a trovare una soluzione abitativa adeguata alle loro esigenze e al loro budget e sono costrette a rinunciare alla qualità della vita, alla sicurezza, alla privacy e alla stabilità. Molti inquilini inoltre faticano a pagare canoni sempre più alti, le spese condominiali e le utenze, che assorbono una parte consistente del loro reddito. In caso di difficoltà economiche, come la perdita del lavoro o l’insorgenza di malattie, questi inquilini possono ritrovarsi in arretrato con i pagamenti e incorrere nel rischio di essere sfrattati dalla loro casa.

Il caro affitti, in ultima analisi, innesca anche un processo di trasformazione del tessuto sociale e urbano delle città, determinando una sorta di selezione sociale e territoriale degli abitanti delle città, che si dividono tra chi può permettersi di vivere nelle zone centrali e più richieste e chi deve spostarsi nelle periferie o nelle aree più degradate».

Per il consigliere servono «interventi urgenti e coordinati da parte delle istituzioni pubbliche e dei soggetti privati per garantire il diritto alla casa e il benessere dei cittadini. Il problema del caro affitti non riguarda solo Pesaro, ma tutto il Paese. Per questo sarebbe necessario un intervento a livello nazionale, che preveda misure fiscali, normative e sociali per favorire l’accesso alla casa. Si potrebbero ad esempio limitare gli affitti brevi e turistici, introducendo delle soglie massime di durata e di reddito, come previsto dalla cosiddetta “legge Venezia”, approvata nel 2019 dalla regione Veneto ma mai applicata. Realizzare detrazioni fiscali per i proprietari che affittano a canone concordato o a categorie deboli, come giovani, studenti, anziani, lavoratori precari. Promuovere la costruzione e la ristrutturazione di alloggi sociali e popolari da destinare agli affitti a prezzi calmierati, coinvolgendo gli enti locali, le cooperative edilizie e il terzo settore. Questo per migliorare la qualità della vita dei cittadini».

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