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Pesaro

Carenza medici e infermieri negli ospedali, Biancani: «Aumentare i posti nei corsi universitari a numero chiuso»

Oltre 77mila aspiranti camici bianchi per entrate in uno dei 15mila posti messi a disposizione dagli atenei. Il consigliere regionale: «La pandemia ha evidenziato le carenze e con atti in Consiglio regionale chiedo di rivedere il fabbisogno»

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PESARO – Corsi a numero chiuso, la proposta di aumentare i posti arriva dal consigliere regionale Andrea Biancani. «Ogni anno la stessa storia, mancano medici e infermieri ma i numeri per accedere ai corsi di Laurea non cambiano.
Anche queste sono le cose importanti da cambiare!!! Sono partiti in tutta Italia i test d’ingresso alle facoltà di Medicina e Chirurgia dell’anno accademico 2021/2022. Oltre 77mila aspiranti camici bianchi per entrate in uno dei 15mila posti messi a disposizione dagli atenei. In pratica solo 1 su 5 riuscirà ad iscriversi al corso di Laurea», spiega.

E prosegue. «È ormai da tempo che, attraverso atti presentati in consiglio regionale, chiedo di rivedere a livello nazionale il calcolo del fabbisogno, il numero chiuso per i corsi universitari di medici, infermieri e per le scuole di specializzazione. Già prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria era chiara a tutti la situazione di difficoltà che si vive nelle corsie degli ospedali, nelle strutture territoriali sanitarie, sociosanitarie. Per non parlare della carenza dei medici di famiglia».

Biancani sottolinea: «La mancanza di medici e infermieri è ormai strutturale in tutto il Sistema sanitario nazionale. Sono necessarie scelte chiare per colmare la distanza tra i bisogni nella quotidianità e i numeri scritti nelle previsioni. Devono aumentare gli ingressi nelle facoltà di Medicina e di Scienze infermieristiche, prevedendo più accessi anche e soprattutto nelle scuole di specializzazione. Ci vogliono almeno 10 anni per formare un medico e 4 anni per un infermiere, dobbiamo intervenire adesso per ottenere i primi effetti positivi stabili nel Sistema sanitario tra qualche anno.

Si continua a parlare di sanità riferendosi sempre alle strutture. La loro riqualificazione è sicuramente importante ma per poter rispondere alle esigenze che i cittadini ci fanno occorre rivedere quanto prima gli accessi alle università e alle specializzazioni. Il rischio è di non riuscire a trovare il personale da inserire nelle strutture».

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