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Pesaro

Osimo, Xpo: lavoratori in agitazione. Si profila un nuovo sciopero

Cresce la preoccupazione per l'assenza di risposte sulle prospettive di ricollocamento dei 101 lavoratori del magazzino osimano. Per la prossima settimana è prevista una nuova protesta

Il deposito Xpo di Osimo

OSIMO – Si svuota sempre di più il deposito osimano della Xpo che serviva i punti vendita ex Sma ora passati sotto l’egida Conad. Il destino occupazionale dei lavoratori è appeso ad un filo e mentre scorrono velocemente le giornate, si avvicina sempre di più la data del 30 giugno, quando lo storico magazzino di logistica chiuderà definitivamente i battenti.

«È desolante vedere che nel deposito ormai non c’è quasi più niente – dichiara Paolo Moresi, dipendente della logistica con sede ad Osimo -, ci stanno facendo scavare la fossa con le nostre mani facendoci preparare la merce che partirà con i camion». Il deposito infatti ormai serve solamente 4-5 punti vendita, 3 dei quali passeranno presto sotto altre insegne, come Le Coccinelle di Osimo e Le Ville di Falconara che verranno acquisite da Crai,  lo Sma di Castelfidardo in via Montessori che passerà in Coal e i punti vendita di Pierdiripa e Tolentino. 

I lavoratori sono stanchi e stanno organizzando un nuovo sciopero per la prossima settimana. L’obiettivo è quello di sollecitare risposte sul fronte del ricollocamento che però ancora non arrivano. Sono in attesa di essere riconvocati dalla Regione che ha promesso di intervenire con Xpo e Margherita Distribuzione per sollecitare sulla questione.

Intanto lunedì 15 giugno si terrà una assemblea dei lavoratori nella quale verrà definita la strategia della vertenza. Ogni giorno una decina di autoarticolati portano via la merce dal magazzino con il risultato di averlo praticamente quasi svuotato. Ad oggi nel deposito lavorano 101 persone, un terzo delle quali è in cassa integrazione a rotazione.

Intanto prosegue anche l’altro filone della vertenza che riguarda i 76 lavoratori amministrativi delle sedi di Ancona e Offagna per i quali dopo il 31 dicembre scatteranno i licenziamenti collettivi. L’11 giugno si è tenuto un incontro nazionale nel quale però il piano di ricollocazione del personale, che doveva essere presentato da parte di Margherita Distribuzione, è stato rimandato ad un incontro successivo per problemi di carattere burocratico.

Anche qui però pesa la spada di Damocle del tempo: si avvicina infatti per i lavoratori la prima scadenza, fissata al 30 giugno, per uscire volontariamente con un incentivo al 100% pari a 14 mensilità oltre ad una quota aggiuntiva.
Intanto gli amministrativi sono quasi tutti in cassa integrazione e quelli che lavorano sono tutti in smart working. Anche per loro il futuro occupazionale è incerto e le risposte tardano ad arrivare. Situazioni che erano già complesse e che sono state rese ancora più intricate dagli stravolgimenti portati dall’epidemia di coronavirus che aggiunge ulteriore incertezza sulle possibilità di ricollocamento per questi lavoratori, la maggior parte dei quali sono in una fascia d’età critica (over 45) per “rimettersi in gioco” lavorativamente.