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Pesaro

Aggressione omofoba fuori dalla discoteca. Anpi e Arcigay all’inizio del processo a Pesaro: «È razzismo»

«Frocio, dove pensi di andare», «Brutto gay, ti ammazzo»: queste le frasi sotto accusa per i tre giovani imputati per lesioni e atti persecutori verso un 22enne di Vallefoglia. Guidi: «Basta discriminazioni»

PESARO – Sono tre gli imputati per atti persecutori e lesioni personali aggravate in concorso. Si tratta di un 19enne albanese, operaio, pregiudicato, un 26enne di origini napoletane, studente, pregiudicato e una ragazza di Cattolica, studentessa di 26 anni. Sono tutti residenti a Vallefoglia.

Secondo le indagini dei carabinieri l 19enne sarebbe stato il primo in quella serata di ottobre del 2019 a iniziare tra insulti e spinte con tanto di pugni al momento dell’arrivo dell’ambulanza. Il 26enne aveva dato manforte mentre la ragazza avrebbe impedito al ragazzo di andarsene tenendolo fermo dicendo “Frocio dove pensi di andare”. Il 22enne si è sentito riferire insulti tra i tre come “Brutto gay, ti ammazzo. Ho un coltello”. Poi la fuga verso l’auto, finchè non è svenuto ed è arrivata l’ambulanza.

L’avvocato della vittima, Christian Guidi, ritiene che si debba tenere in considerazione l’aggravante di discriminazione a sfondo razziale prevista dall’articolo 604/ter del codice penale. Al processo si sono costituiti parte civile Arcigay e Anpi Pesaro.

L’avvocato Christian Guidi che tutela la vittima

Arcigay sottolinea che: «Omotransfobia è razzismo. Il Marche Pride e l’Anpi Pesaro e Urbino oggi si mettono dalla parte della vittima dell’odiosa aggressione di Vallefoglia e di tutte le vittime che non hanno la forza di raccontare. Il nostro obiettivo è quello di difendere una legge, il DDL Zan, che non solo punisce in modo specifico le violenze e le discriminazioni omotransfobiche, ma che permette finalmente in modo efficace di prevenirle. Poiché la libertà è sempre l’esatto contrario del fascismo».

Anpi Pesaro ritiene «che il contrasto all’omo-transfobia sia una forma fondamentale di antifascismo, di lotta al totalitarismo politico e morale che divide il mondo in violenti e vittime della violenza. Siamo convinti che il fenomeno razzista non si possa confinare alle questioni comunemente dette razziali, peraltro da decenni private di qualsivoglia fondamento scientifico, ma che sia da leggersi nel senso ampio, come fenomeno discriminatorio che inquina ancora la nostra società». La prossima udienza del processo si terrà il 7 luglio alle 10.