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Pesaro

Aato Pesaro: «Emergenza idrica, serve un invaso: a settembre convochiamo i sindaci per lo studio di fattibilità»

In provincia autobotti per rifornire i comuni. Il direttore e il presidente dell'Autorità d'ambito ottimale: «Differenziare l'approvvigionamento»

L'acqua che sgorga dal Burano

PESARO URBINO – Emergenza idrica, autobotti e invasi. L’Aato, l’autorità d’ambito ottimale fa il punto sul bene più prezioso: l’acqua.

«Quest’anno l’assenza di precipitazioni e la scarsa ricarica delle sorgenti che si è verificata nelle precedenti stagioni ancora una volta evidenziano la debolezza del sistema idrico attuale retto sulle acque di fiume. In questo mese di agosto sono in movimento più di una dozzina di autobotti che, con una media di circa un centinaio di viaggi giornalieri, portano acqua potabile a più di 20 comuni dell’entroterra, tra questi: Urbino, Fermignano, Acqualagna, Apecchio, Borgo Pace, Cagli, Belforte all’Isauro e diversi altri».

Ad agosto dello scorso anno 2020 la Regione Marche ha avviato una ricognizione tra le AAto marchigiane con la quale raccogliere eventuali proposte nel settore dell’infrastrutturazione idrica con l’intenzione di sfruttare le risorse finanziarie messe a disposizione dallo Stato, attraverso il Piano Invasi e coi fondi del PNRR. Nello stesso mese di agosto 2020 è stata convocata l’Assemblea AATO per prospettare ai sindaci la possibilità di realizzare un invaso, sfruttando la favorevole situazione creatasi dalla disponibilità di fondi statali ed europei, nell’ottica di creare una risposta strutturale ai cambiamenti climatici in atto che porteranno anche in questo ambito provinciale a sempre più severe condizioni di carenza d’acqua.

Lo studio, redatto dai professionisti incaricati, raccogliendo anche proposte avanzate in passato da altri tecnici, propone una panoramica su diverse ipotesi e le passa ad analizzare e a pesare sulla base di parametri oggettivi quali indici di piovosità delle aree prese in esame, stabilità e predisposizione all’erosione dei pendii, presenza di infrastrutture viarie e/o di altri servizi, presenza di insediamenti domestici e/o produttivi, inserimento in un progetto di riorganizzazione degli acquedotti ed altri, individuando alla fine le soluzioni maggiormente percorribili.

«Creare un invaso nel nostro territorio provinciale -spiega il presidente AAto Marco Ciccolini- ci permetterebbe di differenziare l’approvvigionamento idrico evitando di stressare le soluzioni già in essere, non scevre da conseguenze di carattere ambientale. Infatti le misure che si adottano attualmente per contrastare la carenza d’acqua comprendono la ritenzione di risorsa trasportata dai fiumi all’interno di bacini troppo piccoli per garantire la necessaria riserva idrica e nel contempo adeguati rilasci al fiume sufficienti a garantire un adeguato habitat fluviale. In questo prossimo mese di settembre c’è l’intenzione di riconvocare i sindaci per dare mandato agli uffici AATO di riprendere la ricerca di finanziamenti per avviare uno studio di fattibilità».

Sono stati individuati cinque siti per un invaso da 14 milioni di metri cubi d’acqua. Sono tutti papabili ma occhi puntati su San Martino del Piano sul Candigliano tra Apecchio e Mercatello sul Metauro.

Il sistema attuale si regge su captazioni da fiumi. Quanto agli invasi del Furlo, San Lazzaro e Tavernelle, in origine avevano una capacità complessiva di circa 3 milioni di metri cubi ma a seguito della naturale azione di trasporto solido del fiume si sono ridotti a meno della metà. Poi ci sono le falde, nello specifico pozzo del Burano e pozzo Sant’Anna, quest’ultimo utilizzato per la prima volta quest’anno e realizzato grazie a finanziamenti conseguiti da AATO.

«Obiettivo principale dell’AAto – spiega il direttore Michele Ranocchi – è di fornire servizi soddisfacenti gli standard di qualità richiesti dalla normativa di settore. Organo decisionale dell’AAto è l’assemblea dei sindaci. L’azione coordinata tra i Comuni in sede AAto consente di ottimizzare l’utilizzo delle risorse economiche ed impiantistiche. Infatti dal punto di vista gestionale e dei livelli di servizio raggiungibili risulta tecnicamente e economicamente vantaggioso sostituire i piccoli e obsoleti impianti comunali con pochi impianti sovracomunali, tecnologicamente aggiornati, in grado di servire ampie porzioni di territorio provinciale, conseguendo in tal modo maggiore efficienza ed efficacia nell’erogazione dei servizi soddisfacendo nel contempo obiettivi di economia di scala».