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Pesaro

A Pesaro e Urbino pensioni sempre più basse e persone sulla soglia di povertà. L’allarme della Cisl

Il coordinatore della Cisl pensionati Vittorio Calisini: «La situazione sta peggiorando per la crisi pandemica che ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale»

PESARO – Pensioni sempre più basse e tante persone sulla soglia di povertà. Nel settore privato l’assegno medio è di 800 euro circa.

A dare l’allarme è Vittorio Calisini, della Cisl pensionati. Nel 2019 nella Provincia di Pesaro – Urbino sono state erogate 139.295 pensioni. L’82% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 18% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile.

Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 13.891. L’importo medio di una prestazione previdenziale nella Provincia è di 1.024 euro mensili lordi (contro una media regionale di 990 euro) che scende a 859 euro (contro una media regionale di 832 euro) se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (l’83% del totale).

Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 euro mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media 1.218 euro lordi mensili, le donne arrivano a 705.

Questi numeri, elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche a partire da dati ufficiali INPS, denotano una situazione preoccupante.

«Tantissime persone anziane della nostra Provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica – spiega Calisini – che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale. Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica. L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni, sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i più alti in Europa. Non è possibile andare avanti con le pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 euro mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente».