Valmusone, per l’artigianato uno scenario ancora in chiaroscuro

Il terzo trimestre si è chiuso con 31 iscrizioni di attività e altrettante cessazioni. Per il manifatturiero si conferma una timida crescita, in difficoltà invece le costruzioni. «Per innovare e competere sul mercato globalizzato bisogna fare investimenti», dichiara David Coppari, presidente territoriale di Confartigianato

OSIMO – Valmusone, uno scenario ancora in chiaroscuro per l’artigianato. Il terzo trimestre 2018 si è chiuso con 31 iscrizioni di attività e altrettante cessazioni. Tra i settori, per il manifatturiero si conferma una timida crescita, in difficoltà invece le costruzioni. «Lo scenario è ancora complesso – dichiara Paolo Picchio, responsabile territoriale della Confartigianato –. Nel 2017 il saldo tra aperture e cessazioni era positivo di cinque unità, quest’anno siamo a zero. Il numero complessivo delle imprese artigiane è calato di otto unità rispetto al 2017. Un segnale confortante può essere rintracciato in quel modesto aumento nel settore manifatturiero che rimane il motore trainante del nostro territorio. Basti ricordare la ricchezza di specializzazioni che vanta questo nostro distretto plurisettoriale, per comprendere come la ripresa economica della Valmusone debba passare per forza da un recupero di dinamismo nella manifattura (meccanica di produzione, elettronica, infissi, arredi, moda, hi-tech)».

In questa prospettiva l’ingresso nelle aziende di nuove leve di giovani con competenze digitali e creatività risulta determinante e di conseguenza lo è anche il rapporto di collaborazione con istituti superiori e università. «Per innovare e competere sul mercato globalizzato bisogna fare investimenti – dichiara David Coppari, presidente territoriale della Confartigianato -. Purtroppo le nostre imprese hanno la propria marginalità erosa da una pressione fiscale eccessiva, da costi di gestione molto alti, da una burocrazia che rende complicata e onerosa ogni procedura con una serie di adempimenti inutili, oltretutto costosi in termini di tempo e denaro. Chiediamo pertanto alle istituzioni di pensare in termini di area vasta, di fare sistema e di intensificare l’impegno e le azioni in difesa del tessuto economico di questo nostro territorio che storicamente pone le sue radici sulla forza della micro e piccola impresa e sull’economia reale».