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Osimo

Quattro anni dalla tragedia di Rigopiano, il fratello di Dino: «Speriamo in giustizia e verità»

Alessandro Di Michelangelo, fratello del poliziotto ucciso insieme alla moglie nel resort sotto il Gran Sasso, travolto dalla slavina, attende giustizia insieme alle famiglie delle altre vittime, Sotto la valanga persero la vita 29 persone

ANCONA – «Andiamo avanti con la speranza di ottenere giustizia e verità». Sono le parole di Alessandro Di Michelangelo, fratello Dino Di Michelangelo, il poliziotto vittima, insieme alla moglie Marina Serraiocco, della tragedia dell’Hotel Rigopiano. Era il 18 gennaio 2017 quando la struttura di Farindola, sotto il massiccio del Gran Sasso, venne travolta da una slavina che rase al suolo il resort e si portò via 29 persone, uccise dal cumulo di macerie e neve.

Dino Di Michelangelo, mentre svolge un servizio a Loreto

Una tragedia che scosse l’Italia e colpì al cuore anche le Marche: tra le vittime infatti c’erano il poliziotto di origini chietine e la commerciante originaria di Pescara, osimani di adozione. La coppia era in vacanza con il figlio Samuel, unico superstite di questa famiglia rimasta purtroppo distrutta. Quel maledetto giorno solo 9 persone furono estratte vive dalle macerie.

A quattro anni dalla tragedia la vicenda processuale è ancora impantanata: ad oggi l’unico condannato è il papà di una delle vittime che violò i sigilli per portare i fiori sul luogo del ritrovamento del corpo di suo figlio. Il 5 marzo a Pescara riprenderà il processo e le famiglie delle vittime attendono giustizia.

«Dino lo vivo ogni giorno, al lavoro e nelle mia vita quotidiana – racconta Alessandro Di Michelangelo, anche lui agente della Polizia Di Stato -, mio fratello aveva seguito le mie orme e anche se le nostre strade si erano successivamente divise, i primi anni di carriera li abbiamo svolti insieme: eravamo entrambi in Lombardia e a fine servizio ci vedevamo sempre».

Un rapporto stretto, quello fra i due fratelli, con Alessandro, il maggiore che ancora oggi non si dà pace per quanto accaduto quel terribile 18 gennaio di quattro anni fa. «Dino aveva un grande desiderio, quello di progredire nella carriera in Polizia, voleva partecipare al concorso per diventare sottoufficiale, ma purtroppo non ne ebbe il tempo – racconta Alessandro -. Allora il concorso lo feci io, per dare un senso al suo impegno e alla sua memoria e per mitigare il dolore che accompagna me e la mia famiglia ogni giorno». E il concorso andò bene, infatti Alessandro Di Michelangelo lo vinse, mantenendo la promessa fatta in cuor suo al fratello ucciso dalla valanga.

Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino rimasto ucciso nella tragedia di Rigopiano

Ora la famiglia di Dino, come quella delle altre vittime, attende giustizia. «Da servitore dello Stato devo infondere a mia madre il coraggio e la sicurezza che potrà finalmente vedere quella luce di giustizia che attende da quattro anni, mio papà invece non avrà questa possibilità, perché il dolore lo ha vinto e ad agosto è venuto a mancare».

Alessandro Di Michelangelo si dice certo che «chi ha sbagliato pagherà e che anche fra le Istituzioni se c’è chi ha sbagliato, c’è anche una parte buona che sta lavorando per far emergere la verità». Un dolore, quello per la perdita del fratello, che condivide con il nipote Samuel, superstite della tragedia, che oggi ha 11 anni ed è stato affidato agli zii.

Oggi a Chieti nella città in cui i due fratelli sono cresciuti verrà posta una corona d’alloro in memoria di Dino ai piedi del monumento realizzato dagli amici di una vita, dai residenti del quartiere dove il poliziotto era cresciuto: due mani proteste verso la montagna a chiedere aiuto, un monumento simbolo del dolore delle famiglie delle 29 vittime.

I fiori donati alla mamma di Dino

Il commissariato di Osimo ha inviato questa mattina alla mamma di Dino un omaggio floreale per ricordare il collega, mentre la Questura di Chieti deporrà una corona di alloro ai piedi del monumento, a Chieti.

A ricordare la tragedia è anche il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini: «Ci stringiamo nel dolore e nel ricordo ai famigliari, che attendono verità e giustizia. Il 17 e 18 gennaio del 2017 furono giorni drammatici, il terzo atto della sequenza di forti scosse sismiche che nei mesi precedenti avevano sconvolto il Centro Italia. Il ricordo dei morti innocenti di Rigopiano, come quelli di Amatrice, Accumoli e Arquata, deve appresentare un ammonimento costante. Sarà la Giustizia a stabilire la verità su Rigopiano, chi ha perso i propri cari e tutta la comunità ne hanno diritto. Le istituzioni e coloro che le rappresentano hanno comunque il dovere di evitare che, per responsabilità degli uomini, i fenomeni naturali si trasformino in tragedie come quelle del Centro Italia e di tanti altri territori del nostro meraviglioso Paese. È per questo che abbiamo assunto l’impegno per una ricostruzione sicura e sostenibile».

Simone Pugnaloni

Il sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni, nella giornata in cui ricorre la tragedia ha voluto sottolineare che «la città di Osimo ricorda con Dino e Marina due persone speciali, bene integrate nella comunità e che tutti amavano: lei con la sua attività commerciale aveva realizzato dei bellissimi gadget della città che abbiamo donato in mostra, e di cui la città va fiera, mentre lui era un grande uomo delle forze dell’ordine che ogni giorno profondeva il suo impegno per servire lo Stato». Il sindaco aggiunge: «Dispiace pensare che proprio in quei pochi giorni di festa che si volevano regalare sia successo questo, ma sicuramente dall’alto dei cieli potranno dispensarci tanti consigli per la nostra città. Un grande abbraccio e un bacio affettuoso a Samuel».

Sei le vittime marchigiane della tragedia di Rigopiano, oltre a Dino Di Michelangelo e Marina Serraiocco, sono deceduti Marco Vagnarelli, 44 anni, operaio Whirlpool di Comunanza e Paola Tomassini, 46 anni di Montalto Marche, barista all’Autogrill, poi Emanuele Bonifazi, 31enne di Pioraco addetto alla reception dell’albergo, Marco Tanda di Castelraimondo, pilota Ryanair.