Osimo Stazione, il comitato denuncia: «Le querce secolari rischiano di morire dopo la potatura»

Il comitato per la salute e l’ambiente di Osimo Stazione e Abbadia si è fatto portavoce del caso chiedendo interventi urgenti al Comune

La quercia a Osimo Stazione
La quercia a Osimo Stazione

OSIMO – C’è una questione tanto dibattuta a Osimo Stazione, meno dello smog e del degrado lamentato dai residenti ma oggetto comunque di discordia. Il comitato per la salute e l’ambiente di Osimo Stazione e Abbadia si è fatto portavoce del caso. «È da tempo che denunciamo la questione ma ad oggi non abbiamo avuto risposte – dicono i membri del comitato -. Dopo la potatura delle tre querce centenarie, simbolo di Osimo Stazione, oggi utilizzate come spartitraffico in via Fratelli Bandiera, avvenuta la scorsa estate da parte del Comune, le stesse hanno iniziato a manifestare segnali di malessere, foglie e rami secchi, tanto che nel settembre scorso avevamo sollecitato un sopralluogo da parte del Comune. Il tecnico che effettuò il controllo ci aveva tranquillizzato, dicendo che lo stato delle piante e in particolare di una che aveva evidenti foglie e rami secchi, era sotto controllo e poteva riprendersi».

Oggi la quercia in questione è completamente secca e le altre due sono sulla stessa strada. «Ci sentiamo prima beffati e poi ingannati ma soprattutto ci preoccupa la sicurezza dei pedoni, delle auto e delle moto in transito, dato che funge da spartitraffico. Qui tutto tace ma in caso di temporali o venti forti siamo sicuri che non sia pericolosa per l’incolumità pubblica? Dobbiamo aspettare che accada una tragedia? Si richiede un intervento urgente per la pianta secca oltre che tutte le azioni necessarie per salvare almeno le altre due».

Una polemica che corre in parallelo con quella del pino secolare, specie protetta, situato di fronte al santuario della Beata Vergine Addolorata di Campocavallo, potato poche ore fa dopo una perizia che ne avrebbe decretato la pericolosità. Tra i residenti è tanto il clamore che ha suscitato perché a quel pino sono legati molto ricordi d’infanzia e l’immagine stessa della frazione. In molti oltretutto ricordano che tre anni fa qualcuno aveva provato ad avvelenarlo, come testimoniano i buchi sulla corteccia effettuati con un trapano, per cercare di far seccare la chioma.